domenica, settembre 11, 2005

Johnny Rotten ritorna a New Orleans! oppure, Perchè l'anarchia è una cosa buona


Sembra ci siano molti modi di considerare gli eventi accaduti a New Orleans.

Mi è sempre piaciuto Johnny Rotten (Sex Pistols) e il suo modo di fare, specie quando uscì la suoa canzone “Anarchy in the UK”. Ora, come si può pensare all’anarchia tra le inondate strade della povera Luisiana, come ad una cosa positiva? La parola è una di quelle parole dalle molte sfumature che acquistano significati differenti per differenti persone. Ed è usata specie quando sorge una situazione di caos. Alla stampa piace denunciare con veemenza i gruppi anarchici come “anarchici insurrezionalisti” (come gli “anarchici” Black Block le cui azioni non sopporto!). Non è sede questa per parlare delle radici storiche del termine, ancora meno di ripercorrere la storia del movimento anarchico, la sua filosofia e il numero degli scarsi successi avuti (vedi Kronstadt, Russia 1920; Seattle, primi del 1900; Barcellona durante la Guerra Civile Spagnola). E non sono neanche interessato a semantiche discussioni con giornalisti, uomini di destra o marxisti. Ciò di cui voglio parlare è come questo disastro, questa piaga di distruzione orribile che è l’Uragano Katrina e il caos che ne è seguito, mettono in rilievo la questione di chi noi siamo l’un per l’altro all’interno della società, dello stato moderno (governo), del ruolo coercitivo delle autorità e anche cosa potremmo chiamare spirito umano in questi frangenti. Più specificatamente questa crisi chiama in questione il ruolo dell’individuo e della società. Questi sono per me i campi propri del discorso quando parliamo di anarchia.

La peste: il grande folle poeta francese e artista e teorico di teatro, Antonin Artaud, usava il termine “peste” come metafora e parola chiave, ossia la peste come mezzo attraverso cui le forme sociali si rivelano per ciò che realmente sono: ipocrisie, dove un ruolo fondamentale viene svolto dalla violenza e dove la banalità del quotidiano e tutto ciò che concerne la sua tediosità contribuiscono a tenere in piedi la fragile maschera dell’ordine sociale. Ed ugualmente, l’individuo quando affronta una crisi, o una lotta tra la vita e la morte e l’unico desiderio è quello di sopravvivere. E in situazioni del genere si rivelano anche l’esplodere smisurato delle forze trainanti della vita quotidiana: desiderio, ricerca del denaro, sesso, potere ed egocentrismo.
Cosa è importante quando sorge una crisi? Cosa diventano le nostre nutrite idee sul governo, religione, filosofia, prestigio, proprietà e potere? In una crisi di grandi proporzioni tutte le strutture del potere e della cultura sono messe a nudo e si mostrano per ciò che realmente sono: illusioni, scorze di pensieri ed idee. Solo parole! E alla fine quando ci confrontiamo con brutalità, violenza, implacabilità, crudeltà, come avviene nelle catastrofi, per usare un modo di dire: quali sono i colori reali?

Se in ciò che è successo a New Orleans siamo sorpresi per la mancanza delle legge, se siamo scioccati dai vizi degli individui, sgomenti dal razzismo imperante, colpiti dall’inefficienza del governo, disgustati dai media che speculano sulla sofferenza, stupiti dall’ozio del nostro presidente, sconcertati dai giudizi assurdi e ridicoli espressi dai giornali o in internet…se siamo tutto questo, allora, probabilmente Katrina, è il risveglio delle nostre addormentate coscienze. L’immensità della tragedia e le perdite di innumerevoli persone ci porta a chiederci chi siamo come persone e nazione e come abbiamo potuto fallire così miseramente.

Quando le forme e le strutture della nostra società cadono, le prigioni, la polizia, la legge, l’economia si presentano per ciò che sono: e cosa è una città? Senza andar dentro a qualsiasi questione antropologica, credo che possiamo dire che una città è sempre presente entro due fronti: uno è uno stato di guerra dove molta gente povera può sopravvivere e arrancare le proprie necessità di base (necessità che a veder bene non sono scarse se non nella misura di un falso senso di scarsità creato dal sistema per mantenere il privilegio e lo stato). Dall’altro lato abbiamo un mucchio di città che coesistono pacificamente creando, aiutando, lavorando, amando, disperando, sperando e morendo: milioni tra cui poveri che attraverso la propria innata bontà vanno avanti. Ora, ed è un grande ora, nella nostra CULTURA, quali sono le idee predominanti che guidano ed influenzano il comportamento e le scelte della massa?

Se noi pensiamo al “Grande Fratello”, e agli altri reality show per esempio, dove competere mentire manovrare e insomma fottere il proprio vicino.. è il mezzo per vincere. Se esaminiamo le correnti prevalenti di pensiero che dicono che essere avidi ed egoisti è il solo modo di andare avanti in questa terra, se osserviamo i conflitti dove commettere violenza e attaccare il prossimo è giustificato, se vediamo che andare avanti nel mondo significa pestare i piedi al proprio compagno di lavoro, se impariamo che il valore di un uomo dipende da quanto denaro possiede dai suoi status symbols, possiamo alla fin fine notare che molta se non la maggior parte della nostra così chiamata cultura è basata sulla competizione, sull’avidità e sull’egoismo. Con questo tipo di messaggi che ci vengono inculcati da ogni parte (per non menzionare l’NRA che ha dato la possibilità di tenere un’arma per difesa ossia come affermare che uccidere per difesa è giusto) come sarebbe effettivamente possibile credere che nelle reazioni alla catastrofe di New Orleans siano presenti le migliori caratteristiche della nostra cultura? In breve, una crisi fa uscire fuori o il meglio o il peggio di noi. Noi siamo da incolpare e non Bush, il governo, non il razzismo di Yahoo o dei media. Non abbiamo fatto il necessario per costruire una nazione responsabile. Cosa insegniamo: ogni uomo per sé o tutti per uno e uno per tutti?

Per finire: l’altra notte ho visto “Meet John Doe” di Frank Capra. La storia dell’ascesa sociale di un movimento politico fuori dai movimenti principali. La storia di un movimento rurale che cerca di aiutare anche chi non ha nulla, che insegna come è possibile conoscere e non ignorare il proprio vicino (cosa che accade in America). Storia di persone che risolvono i problemi attraverso proprie iniziative (una delle scene principali mostra un funzionario statale che si lamenta dell’inutilità dell’amministrazione nei confronti della comunità organizzata nel John Doe Club). Questo è esattamente ciò che esiste negli USA! C’è una piccola tensione ad aiutare l’altro, con proprie iniziative che non poggiano sul governo ma che cercano di creare reali comunità differenti da quelle basate sull’avidità e sull’egoismo. (Tutte queste cose positive esistono ma i media non ne tengono conto anzi esaltano piuttosto menzogne e falsi valori).

Quando accade un disastro (cosa possibile oggi data la crisi energetica, ecologica ed economica) possiamo vedere l’enorme distanza tra le nostre professate idee ed ideali e la realtà delle azioni e delle reazioni. Non si può vivere di solo parlare ma è necessario agire: con il nostro vicino, lo straniero, l’immigrato, persone di differente colore, religione e sessualità. Camminare assieme ricchi e poveri. Sperando che i ricchi e i molti che emulano la loro etica e morale vogliano lasciare questa cultura basata sul privilegio e sull’io che continua a dividerci.
È tempo di cominciare a prepararci. È chiedere troppo?

sabato, settembre 10, 2005

Siddharta il sorriso del fiume


Siddharta
il sorriso del fiume

scritto da Gary Brackett

Prologo

Quando il pubblico entra gli attori stanno ai loro posti, a formare un loto dai mille petali. Appena il pubblico è pronto le luci sfumano.

Entra il barcaiolo con una lanterna. Lei esplora lo spazio, si muove, illuminando con la lanterna le diverse parti della scenografia e il pubblico.

Barcaiolo:

L’uomo avrebbe mai fatto le sue meravigliose scoperte se non si fosse seduto solo, se non avesse camminato solo?
Da picchi e terre isolate venivano le risposte.

Direttamente al pubblico:

E il fiume ci guarda, coi suoi mille occhi verdi, bianchi, cristallini, azzurri come il cielo. Affettuosamente guarda il fluire dell’acqua, in quel suo verde trasparente, nelle linee cristalline del suo disegno pieno di segreti. Perle leggere si vedono salire dal profondo, tranquille bolle d’aria galleggiano alla superficie e l’azzurro del cielo vi si riflette.

Lentamente gli attori, cantando pianissimo, cominciano ad aprire un lungo pezzo di stoffa, mentre si muovono verso la passerella.

Coro (voce singola; azione: il fiume)

Voce:

Qui al centro io vedo il senso di tutto, di tutte le cose.

Tutti:

Io sono il senso. Il senso di tutto.

Voce:

I quattro punti cardinali si riuniscono in me. Io sono il centro.

Tutti:

E tutto fluisce da me, ritorna a me.

Voce:

Io sono quello che chiamano il grande mistero.

Tutti:

Io sono quello che ognuno chiama la legge non rivelata.

Voce:

Io sono qui e per questo so. Qui io conosco ogni cosa.



Tutti:

Adesso io conosco me stesso.

Voce:

Io sono la verità e la volontà.

Tutti:

E niente esiste al di sopra della mia volontà.

Voce:

Io sono la fierezza e la gioia.


Tutti:

Niente esiste al di sopra della mia gioia.

Voce:

Io possiedo la mia vita.

Tutti:

E io condurrò la mia vita giustamente.

Voce:

Io sono qui fermo nella luce della mia presenza.

Tutti:

E sono consapevole della mia potenza.

Voce:

Io sono la ragione.

Tutti:

Niente esiste al di sopra della mia determinazione.

Voce:

Io sono la verità. E vivo nello spirito.

Tutti:

E così io vivrò per l’eternità.

Voce:

Io sono l’unità del tutto.

Tutti:

E tutto ciò che accade,
accade in me.
Io sono il fiume. Io possiedo la terra.

Barcaiolo:

Io non possiedo niente. Niente è mio, non conosco niente, niente ho imparato. Come è strano tutto questo! Adesso, che non sono più giovane, che i miei capelli stanno diventando velocemente grigi, che la mia forza comincia a diminuire, adesso sto ancora iniziando come un bambino.

Coro come il fiume (sviluppo dell’azione: l’andare e il venire):

Le cose stanno andando indietro.
Fluendo continuamente indietro,
cantando gioiosamente.
Non l’ombra del passato,
non l’ombra dell’avvenire.

Barcaiolo:

Il fiume ha tante voci. Non ha la voce di un:

Coro:

di un re
di un guerriero
di un toro
di un uccello notturno
di una partoriente
di uno che gema
e ancora mille altre voci?

Siddharta (tirando la stoffa del fiume che velocemente scompare):

Fumo. Fuimus fumus.

Il coro, trasformato, cantando soavemente:

Sometimes I feel like a motherless child....a long, long way from home.








Scena 2, presso il Fiume

Barcaiolo:

Svegliati, giovane ombra, ma nell‘oscurità. Svegliati, apparizione, oh dentro di noi. Trova, trova la strada. Apri il muro di luce. Apparizione, apparizione, chi è l’apparizione? Oh sorriso soave. Qui oh qui. La strada è qui. Hai dimenticato? La foglia, la pietra, il muro di luce. Indaga la pietra, la foglia, il sasso, la porta nascosta, il Fiume. Ritorna, ritorna.

Siddharta:

Tutta la nostra vita se ne va in fumo. Non esiste una struttura, nessuna forza creativa, neanche la struttura fumosa dei nostri sogni. Vieni più giù angelo; bisbiglia nel mio orecchio. Noi ce ne andiamo in fumo e oggi non è rimasto niente solo stanchezza per ripagarci del tedio di ieri.

Il Coro si trasforma nei diversi Siddharta.

Siddharta (diverse voci):

Nudo e solitario sono venuto in esilio.

Nel suo ventre scuro non ho conosciuto il viso di mia madre.

Dalla prigione del suo corpo sono venuto nella prigione inesprimibile e incomunicabile di questa terra.

Oh perduto, nel labirinto caldo, perduto, fra le stelle brillanti su questa cenere esausta, opaca, perduto!

Senza voce sto ricordando, ho cercato il grande linguaggio dimenticato, il sentiero perso che conduce al cielo.

Suona nel mio cuore una musica solenne. Si riempie la terra, l’aria, l’universo;

Non è forte ma onnipresente, e parla a me di morte e tenebre.

E della marcia di tutti quelli che vivono, o che sono vissuti, e stanno convergendo nella pianura.

Il mondo è pieno di uomini che marciano in silenzio: neanche una parola viene detta, ma nel cuore di ognuno c’è una conoscenza comune.

La parola che tutti gli uomini conoscono e hanno dimenticato, la chiave perduta che apre la porta della prigione, il sentiero che conduce al cielo.

Barcaiolo:

Siddharta fissa gli sguardi sbarrati nell’acqua, vede rispecchiato il proprio viso stravolto e ci sputa sopra. Si volge un poco per lasciarsi cadere a fondo, per essere sommerso definitivamente. Affonda, a occhi chiusi, incontro alla morte.

Il suono OM inizia quasi in silenzio e si alza fino a un ronzio vibrante, forte.

Barcaiolo:

Quando un uomo ha bisogno di conoscere qualcosa, appare un maestro.

Silenzio. Un Siddharta si alza e prova per se stesso il suono: OM. Poi gli altri uno alla volta finché c’è un coro di OM.

Tutti si stendono a terra: immagine del sonno.


Scena 3, un sogno; un dialogo

Azione: una grande divisione, un incrocio per incontrare se stessi.

Barcaiolo:

Una via è aperta davanti a te, a cui tu sei chiamato.


Azione: un grande frastuono, il Coro lotta contro la corrente del fiume.



Coro (diverse voci):

Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove andiamo?

Il senso di tutte le cose sta nel centro.

Io desidero vedere la mia anima,
per vedere la mia nascita.
Io sono qui in spirito
e in questo regno per vedere la mia anima.
Io riconosco certi difetti.
Io conosco la mia anima imperfetta,
come qualcosa che scelgo di migliorare.

Tu scegli di migliorare la tua anima
ma riconoscerai il senso della tua scelta?

E ancora.....
se io vado nel centro e scopro il mistero grande,
allora niente di misterioso esisterà.
E se io scopro ciò che veramente esiste,
allora io sarò il centro e sarò la realtà.

Siddharta, conosci te stesso.
Conosci la tua anima
come la tua compagna costante.
Diventa la tua anima. In questo modo,
e solo in questo modo migliorerai.

Sento voci lontane e risate.
La mia mente si raccoglie in se stessa
dal naufragio di piccole cose.
Una luce brilla.
Il vento trema. Una stella lontana.
La notte, la luce. Una salmodia, una canzone,
il ballo lento delle piccole cose dentro di me.
Sopra tutti noi c’è qualcosa. Stella, notte, terra...... luce.
Oh perduto!.... Una pietra......
una foglia....una porta....oh apparizione!

Io, Siddharta, ti parlo.
Cerca di ascoltare: due, o due volte due;
la forza della vita conserva un equilibrio.
Cielo e terra, maschio e femmina,
caldo e freddo, radici.... stelo.... foglia....bacca,
sud...nord, est....ovest.
La forza della vita mantiene un ritmo,
il ritmo del battito del cuore.
Ogni canzone,
ya he ya ya, ya he ya ya.

Noi non torneremo più.
Noi non torneremo mai più.
Ma sopra noi tutti,
sopra noi tutti c’è....qualcosa.
E sopra il giorno la notte.
Ma sopra l’oscurità....cosa?

Riconosci il cammino a spirale
sul quale ti muovi da un livello a un livello più alto,
un sentiero spirituale
sul quale ti evolvi verso la totalità dell’uno.
Tu vivi su una terra, una terra con molti,
molti piani, e incontrerai
maggiore infusione spirituale ad ogni livello.

L’alloro, la lucertola,
e la pietra non torneranno più.
Le donne piangenti sulla porta sono andate via
e non torneranno più.
Oh primavera la più crudele
e la più bella delle stagioni,
verrai nuovamente.
Gli strani uomini sepolti verranno ancora,
come fiori e foglie,
verranno ancora,
e la morte e la polvere non torneranno più,
perché la morte e la polvere moriranno.

Riconosci i tuoi veri genitori:
sole e terra.
Pretendi la tua vera eredità;
Ereditare il tutto.
Ma neppure gli esseri straordinari
comandano al sole o cambiano la luna.
Perciò ti chiedo:
quali cose comanderai.....o cambierai?

Coro, al pubblico:

Quali cose comanderai.....o cambierai?



Scena 4, Samsara

Azione: il serpente del Samsara, con Kamala

Barcaiolo:

Il mondo lo assorbe; il piacere, l’avidità, la pigrizia, e infine anche quel vizio che egli aveva sempre disprezzato e deriso come il più stolto di tutti, l‘avarizia.


Siddharta:

Oh io non posso andare adesso.

Coro (bisbigliando):

Perché no?

Kamala:

Vieni attraverso le colline, o mio amore. Ritorna!

Barcaiolo:

Anche la proprietà, il possesso, e la ricchezza si sono infine impossessati di lui, non sono più per lui inezie e gioco; ma sono diventati peso e catena. Per una strana e subdola via è Siddharta caduto in quest’ultima e più vile servitù, il gioco dei dadi.

Siddharta:

Perché il suo viso è così bianco, e la sua fronte così ampia e alta, con i capelli neri tirati indietro; e quando lei si siede là sul letto sembra una fanciulla. Non posso andare adesso.

Coro:

Lei è sola e anche tu.

Kamala:

Oh perduto, e con il triste vento....apparizione, torna ancora, così come io ti ho conosciuto nella valle senza tempo, dove un’altra volta ci ritroveremo, sul letto dell’incantesimo nel mese di giugno.
Esisteva un luogo dove il sole scintillava tra i nostri capelli, e sulla collina potevamo toccare le stelle col dito.

Barcaiolo:

Siddharta comincia a praticare con crescente accanimento e passione il gioco in denaro e gioielli. In nessun altro modo egli può dimostrare più apertamente e più altezzosamente il suo disprezzo della ricchezza, idolo dei mercanti.

Siddharta:

E quando lei contrae la sua bocca e fissa lo sguardo così seria e pensierosa, lei è come una fanciulla.




Coro:

Tu sei solo adesso. Tu devi fuggire, o morirai.

Kamala:

Qual’è il giorno che si scioglierà in un ricco clamore? Qual’è la musica dei nostri corpi....

Barcaiolo:

Egli ama quell’ansia e cerca sempre di rinnovarla, sempre di intensificarla, di stimolarla sempre più acutamente. E dopo ogni perdita ingente egli anela a nuove ricchezze, si rituffa energicamente nel commercio, vuole continuare a dissipare, vuole continuare a dimostrare il suo disprezzo per la ricchezza.

Siddharta:

Tutto questo è come la morte: lei condivide se stessa con me, dormo nel suo letto....lei è il valore e il senso della mia vita. Tutto questo è finito adesso, e ogni volta è come la morte.

Coro:

E come la vita....ogni volta che muori, rinascerai ancora. E morirai cento volte prima di diventare un uomo.



Kamala:

Leste sono le bocche della terra, veloci sono i denti che nutrono il nostro amore. Noi che siamo stati creati per la musica, non sentiremo più la musica. Nelle nostre case scure i venti sono silenziosi.

Barcaiolo:

Siddharta non è più indifferente verso le perdite, perde la pazienza verso i pagatori morosi, perde il gusto di donare e prestare il denaro ai supplicanti. E di notte qualche volta sogna il suo denaro.

Siddharta:

Non posso! Non posso! Non adesso.... più tardi, più lentamente.

Coro:

No. Adesso.


Kamala:

Apparizione, apparizione, ritorna, ritorna non nella vita ma nella magia, dove non siamo mai morti, nella foresta incantata, dove noi siamo ancora stesi sulla terra, quieti.

Barcaiolo:

E ogni volta che si ridesta da questo odioso sortilegio, ogni volta che vede nello specchio della camera da letto il proprio volto invecchiato e divenuto più antipatico, ogni volta che la vergogna e il disgusto lo colgono, egli fugge di nuovo nella passione del vino, e poi di là, di nuovo, nella frenesia di guadagnare e di accumulare.

Siddharta:

Ho paura. Io non ho nessun luogo dove andare.

Coro:

Tu devi trovare il luogo.

Kamala:

Vieni attraverso le colline, oh mio amore ritorna.

Barcaiolo:

Poi un sogno gli fa ricordare ..... quanto sia vicina la voluttà alla morte. Il suo cuore è pieno di miseria e segrete paure.

Siddharta:

Sono perduto.

Coro:

Tu devi trovare te stesso.




Kamala:

Oh perduto, e con il triste vento....apparizione torna ancora.

Barcaiolo:

Kamala tiene in una gabbia d’oro un piccolo e raro uccello canterino.

Siddharta:

Sono solo: Dove sei?

Coro:

Tu devi trovarmi.



Kamala:

Noi dobbiamo cercare di amarci l’un l’atro.

Barcaiolo:

Solo si trova, e povero, come un naufrago sulla spiaggia....in un giardino di delizie. Samsara ha nome questo gioco.

Siddharta:

Questa terribile e meravigliosa frase, l’ultima, la saggezza più assoluta che il mondo può dare, si ricorda solo alla fine, e si dice troppo tardi, stancamente.


Coro:

E rimane lì, tremenda e inattuata, sul caos polveroso delle nostre vite. Non dimenticare, non perdonare, non negare, non spiegare, non odiare.

Kamala:

Oh amore mortale e perituro, che nasci con questo corpo e muori per questo cervello, la tua memoria abiterà la terra per sempre.


Scena 5, rito del fiume; i cinque sensi e il respiro.

Coro:

La vita è diventata ombra.
Le luci vive diventano di nuovo ombre.
Dà alla vita una forma:
perché qui?perché là?
perché adesso? perché allora?
Tutto ciò che ho toccato e che mi ha toccato,
questa danza allusiva del presente.

Barcaiolo:

Ascolta, lieve si leva il canto del fiume dalle molte voci.
Odi? Ascolta meglio!
E tutte le voci come una:
lamenti di desiderio e riso del saggio,
grida di collera e gemiti di morenti,
tutto è mescolato e intrecciato,
tutte le voci, tutte le mete,
tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia,
tutto il bene e il male....la musica del mondo,
della vita.

Coro:

Continuamente fluendo, fluendo,
ma sempre qui, solo qui.
Sempre lo stesso e in ogni momento nuovo.
Ama questo fiume, stai con lui, impara da lui.
Dovunque lo stesso,
inizio o fine,
sorgente o foce,
montagna o oceano.
Non l’ombra del passato,
non l’ombra dell’avvenire.

Barcaiolo:

Tu puoi imparare da lui ma non da me.
Ad ascoltare mi ha insegnato il fiume.
Prima di tutto ho appreso da lui ad ascoltare,
a porgere l’orecchio con animo tranquillo,
con il cuore aperto, in attesa,
senza passione, senza desiderio,
senza giudicare, senza opinioni.

Coro:

Voce del fiume addolorato,
cammino bruciante di desiderio,
canzone triste e agognata.
Fluendo verso la sua meta,
non l’ombra del passato,
non l’ombra dell’avvenire
questa danza allusiva del presente.

Barcaiolo:

Avete appreso il segreto del fiume?
Il tempo non esiste.
Ho visto la mia vita e anche quella è un fiume:
il ragazzo, l’uomo maturo, il vecchio....
separati soltanto da ombre ma nulla di reale.
Nulla fu, nulla sarà, tutto è presente.
Non è forse il tempo la sostanza di ogni pena?
Tutte le difficoltà e il male, tutto non è tormento e paura?
Venite, conquistate il tempo....ascoltate:
la canzone delle diecimila voci, di tutte le creature viventi.
La conoscete?

Azione del respiro e del movimento semplice che coinvolge il pubblico.



Scena 6, passione, un mezzo di conversione

Barcaiolo:

Oh ancora, v’è o sembra esservi qualcosa,
che mi tocca con mistiche irradiazioni,
come baleni di sogni obliati....

Coro:

A ogni passo del suo cammino Siddharta
impara qualcosa di nuovo,
poiché il mondo trasforma il suo cuore ammaliato.
Vede il sole sorgere sopra i monti boscosi
e tramontare oltre le lontane spiagge popolate di palme.

Barcaiolo:

Qualcosa subito, qualcosa qui;
Qualcosa di compiuto, non so dove;
Tale che nessun linguaggio può enunciarlo.

Coro:

Di notte vede ordinarsi in cielo le stelle,
e la falce della luna galleggiare
come una nave nell’azzurro.
Vede alberi, stelle, animali,
nuvole, arcobaleni, rocce, erbe;



Barcaiolo:

Non avete mai provato
la sensazione che la vostra anima reale
sia impercettibile alla vostra visione mentale,
eccetto che in alcuni momenti sacri?


Coro:

Fiori, ruscelli e fiumi;
vedi la rugiada luccicare nei cespugli al mattino.
Tutto questo è sempre esistito
nei suoi mille aspetti variopinti.

Barcaiolo:

E¢ come se gli opposti del mondo,
la cui contraddittorietà e
conflittualità danno origine a tutte le nostre difficoltà
e preoccupazioni,
fossero fusi in unità.

Coro:

Ma nel passato tutto ciò non era stato per Siddharta,
perché la realtà era al di là delle cose visibili.
Ma ora il suo occhio liberato si indugia al di qua,
vede e riconosce le cose visibili,
cerca la sua patria in questo mondo.

Barcaiolo:

Pensa allo spirito come qualcosa di luminoso
che si libra sopra il corpo
fino alla morte,
quando questa luce sfuma lentamente.

Coro:

Brevi sono i giorni, brevi le notti,
ogni ora vola via rapida
come vela sul mare piena di gioia.
Lui vede un popolo di scimmie agitarsi nella foresta;
sente le loro grida selvagge.


Barcaiolo:

Tratta le mani come un bene prezioso
e le mani e anche gli occhi
e la bocca e le orecchie.

Coro:

Siddharta vede un montone inseguire una pecora
e congiungersi con lei.
In una palude vede il luccio cacciare,
incalzante e appassionata energia si sprigiona
dai cerchi precipitosi
che l’impetuoso cacciatore traccia nell’acqua.

Barcaiolo:

Fate un uso meraviglioso di questi beni,
Ciascuno tratti se stesso come qualcosa di sacro,
come un potere per la verità.

Coro:

Tutto ciò è sempre stato
e lui non lo aveva mai visto;
non vi aveva partecipato.
Ma ora sì, vi partecipa e vi appartiene.

Barcaiolo:

Tutti i simboli....
esistono come ciò che nasconde la verità.

Coro:

Luce e ombra attraversano la sua vista,
le stelle e la luna gli attraversano il cuore,
Belle cose l’una e l’altro, il senso e i pensieri,
dietro alle quali sta nascosto il significato ultimo.

Barcaiolo:

Finché un uomo non comprende
usa una parola:
mistero.

Coro:

A entrambi occorre porgere ascolto,
entrambi occorre esercitare,
di entrambi occorre servirsi
per origliare alle voci più profonde dell’Io.
Di se stesso dovrà far ora esperienza.

Barcaiolo:

Il vero monaco porta con sé soltanto la lira.




Scena 7, sotto un dolce presagio; la storia di Kamala

Entra una piccola schiera di servitori; portano Kamala.

Kamala:

Perchè esiste il sesso? fin dall’inizio non abbiamo capito che cosa fosse esattamente.
Siamo rimasti sconcertati quando Brahma ci ha annunciato che sarebbe stato nostro compito dare inizio ad un nuovo modo di creazione.

Coro:

E lui ha detto qualcosa sul corpo femminile.

Kamala:

Con grande naturalezza e gravità, abbiamo scoperto....e anche loro, gli dei hanno scoperto,....che cosa avremmo dovuto fare.
Brahma non aveva detto niente del piacere. Ci ha colto di sorpresa. Un giorno gli abbiamo chiesto:

Coro:

A che serve questo piacere?

Brahma:

Con un sorriso un pò imbarazzato, Brahma dice:
Per mantenere il lustro del mondo. Il piacere è Tapas dell’esteriorità.Il piacere è come un mantello che dobbiamo metterci addosso, altrimenti il mondo diventerà polveroso.
Se Tapas non ci avesse sempre tirato indietro verso il luogo senza forma dal quale siamo venuti, il mondo sarebbe appassito troppo presto!

Kamala:

Sarebbe bene che le vostre mogli vi tormentassero, che i re mettessero le loro figlie nei vostri letti, e anche meglio forse che le Apsaras, le ninfe celestiali, venissero ad ingannarvi, a farsi beffe di voi....? Ogni volta che noi ci arrendiamo, aiutiamo il mondo a ravvivare la sua lucentezza.

Coro, cantando:

Nel suo ombroso boschetto entra la bella Kamala,
all’ingresso del boschetto sta il bruno Samana.
Profondamente si inchina quando vede il Fior di Loto,
con un sorriso ringrazia Kamala.
Più ameno, pensa il giovane Samana, che sacrificare agli dèi,
è sacrificare alla bella Kamala.

Siddharta:

La sua vita si sta avvolgendo nell’oscurità del passato.
Siddharta dice a se stesso: così mi accosto a questa città sotto un dolce presagio.


Barcaiolo:

Il boschetto di Kamala, la famosa cortigiana.

Kamala:

Non sei tu che eri là fuori già ieri e che m’hai salutata?

Siddharta:

Certo ti ho già vista e ti ho salutata.

Kamala:

Ma non avevi la barba e i capelli lunghi e un vecchio abito stracciato da penitenza!

Siddharta:

Bene hai osservato. Tu hai visto Siddharta, il figlio del Brahmino, che ha abbandonato casa sua per diventare un Samana. Ma ora ho abbandonato quella strada, e la prima in cui mi sono imbattuto sei tu. Per dirti questo sono venuto, tu sei la prima donna a cui Siddharta parla altrimenti che con occhi bassi. Mai più voglio abbassare gli occhi quando una bella donna mi sta di fronte.

Barcaiolo:

Il movimento di milioni di sensazioni......la perdita o il guadagno di un momento, il volgersi del capo, il grande impulso senza scopo del Caso.... ha accresciuto il suo fiammante fervore.

Kamala:

E solo per dirmi questo Siddharta è venuto a me?

Siddharta:

Per dirti questo e per ringraziarti di essere così bella. E se non ti dispiace Kamala, vorrei pregarti di essere mia amica e maestra, poichè non so ancora nulla dell’arte in cui tu sei maestra.

Kamala (sorridendo):

Mai mi è successo che un Samana venisse a me dal bosco per mettersi alla mia scuola. Molti giovanotti vengono a me, anche figli di Brahmini, ma vengono ben vestiti, ben calzati, uno squisito profumo nei capelli e molto denaro in tasca. Hai preso nota?

Siddharta:

Come non dovrei prendermi nota di ciò che viene da una tal bocca? Ma dimmi, bella Kamala, non hai proprio nessuna paura del Samana del bosco? Egli potrebbe costringerti, bella fanciulla. Potrebbe rapirti. Potrebbe farti male.


Kamala:

Ciò che appartiene a noi in proprio, possiamo darlo solo se desideriamo, quando lo desideriamo. E lo stesso, proprio lo stesso è per Kamala e per le gioie dell’amore.
L’amore non si può estorcere.

Loro si baciano.

Coro:

Donna, dall’atteggiamento fermo e dal sangue puro; donna, custode della moralità e personificazione della forza spirituale. Donna, reale e umile e su un cammino definito.

Siddharta:

Cara Kamala, allora consigliami: dove devo andare a trovare al più presto queste cose: vestiti, belle scarpe e molto denaro?

Kamala:

Caro mio, questo è quanto molti vorrebbero sapere. Devi mettere in pratica ciò che hai imparato. Non c’è altro mezzo per un povero, di procurarsi denaro.

Siddharta:

Io so pensare. So aspettare. So digiunare.



Kamala:

Nient’altro.

Siddharta:

Niente. Però.....so anche comporre versi.

Kamala:

Un momento....Sai leggere? E scrivere?

Siddharta:

Certo. (al pubblico) Quando un uomo ha bisogno di conoscere qualcosa, un
maestro appare.

Coro:

......Una pietra, una foglia, una porta nascosta. E tutti i visi dimenticati.
Chi di noi ha conosciuto la propria sorella?
Chi di noi ha guardato nel cuore della propria madre?
Chi fra noi non è sempre solo e straniero?

Barcaiolo:

Queste immagini che gli bruciano dentro esistono senza inizio e fine, al di là della struttura essenziale del tempo.




Scena 8, Padre e figlio; l’apice del cerchio.

Barcaiolo:

Il mondo è come l’impressione che rimane dopo il racconto di una storia.
Bene.....siamo quasi arrivati all’inizio della nostra storia....ah ....ho detto l’inizio? ma....fine, inizio....sono tutte parole; le parole sono come i gesti: esiste solo un certo numero di gesti che qualcuno può fare, ma i significati sono innumerevoli. Così le storie sono ripetute, con variazioni, e ogni volta possiamo scoprire in una lenta rotazione una nuova terra e un nuovo cielo di senso.......
come le storie di padri e figli.
Guarda, più avanti dove il fiume fa una curva, stanno arrivando, ecco è Siddharta e suo figlio, forse è Siddharta e suo padre, che confusione! Ascoltiamo adesso. Ascolta le voci del fiume....

Ci sono molti Siddharta, tutti in piedi esausti, con le braccia incrociate.

Padre (a Siddharta):

Così ho detto a lui, con il cuore pieno di rabbia, paura, ansia e tristezza:
che aspetti?


Coro (ogni volta che una voce parla il padre la segue):

Non sono di gioia a me stesso.
Amato da tutti, porto gioia a tutti, pure non porto gioia in cuore.
Sogni e pensieri irrequieti sono portati a me dalla corrente del fiume.

Padre:

Resterai sempre così ad aspettare che venga giorno, mezzogiorno e sera?

Coro (ogni volta che una voce parla il padre la segue):

Il mio spirito non è soddisfatto.
La mia anima non è tranquilla;
comincio ad alimentare in me la scontentezza.

Padre:

Ti stancherai Siddharta. Ti addormenterai, morirai. Allora rinunci al tuo proposito?

Coro:

Mi stancherò, non mi addormenterò, morirò.

Padre (Passando la mano sulla spalla di ogni Siddharta):

Posso proteggerti dalla necessità di vivere la tua stessa vita?


Coro:

I vostri figli non sono i vostri figli.

Padre:

Chi ti proteggerà dal Samsara?

Cercherete di imitarli, ma non potrete farli simili a voi.

Dal peccato, dall’avidità, dalla stoltezza?

Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri.

E’ possibile che la mia pietà, la mia conoscenza, la mia stessa ansia di ricerca, lo proteggano?

Essi non vengono da voi ma attraverso di voi.

Ma anche se morissi per lui dieci volte potrei sollevarlo dalla più piccola particella del suo destino?

Poi che abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.

Padre:

E’ andato nella foresta ed è diventato un Samana.

Il coro esce cantando la canzone del fiume.

Barcaiolo:

Allora il padre s’accorge che non abita già più con lui in quella casa: Siddharta lo ha già abbandonato.

Padre (è solo sul palco, mentre sta uscendo di scena, parla):

La sua anima abita nella casa del futuro, e neppure in sogno io potrò visitarla.



Scena 9, la morte di Kamala.

Entra un Siddharta.
Dietro il telo, una silhouette: una visione di Kamala e di Siddharta nel Kamasutra.

Voce di Kamala:
Sei il miglior amante che io abbia mai visto. Un giorno o l’altro, quando sarò più vecchia voglio avere un figlio da te. Ma con tutto questo amore tu sei rimasto un Samana, con tutto questo tu non mi ami, non ami nessuna creatura umana. Non è così?

Voce di Siddharta:

Può ben darsi che sia così. Io sono come te. Anche tu non ami, altrimenti come potresti fare dell’amore un arte? Forse le persone come noi non possono amare. Lo possono gli uomini ordinari: questo è il loro segreto.


Siddharta:

Vasudeva! Hai sentito? Il fiume ride di me.

Barcaiolo:

Tu hai sentito ridere, ma non hai sentito tutto Siddharta. Ascoltiamo, udrai ancora altro.

Figlio di Siddharta (entrando):

Va a pigliartele tu stesso le tue fascine! io non sono il tuo servo. Sì, so che non mi batti, perchè non osi.
Lo so che tu mi vuoi continuamente rimproverare e umiliare con la tua bontà e con le tue premure. Tu vuoi che io diventi come te. Ma io, ascolta bene, io preferisco, proprio per farti dispetto, diventare un brigante e un assassino da strada, piuttosto di diventare come te! Ti odio, tu non sei mio padre, anche se fossi stato mille volte l’amante di mia madre.

Il figlio, corre fuori..... Siddharta lo segue. Lui si ferma quando vede il coro che entra.

Il coro entra, guidato dal Buddha. Portano sulle loro spalle Kamala che sta morendo. Lei è avvolta nella stoffa del fiume.

Coro, cantando:

Om è l’arco,
la saetta è l’anima,
bersaglio della saetta è Brahma,
da colpire con immobile certezza.

Loro continuano sottovoce:
il Barcaiolo scende per parlare a Siddharta. Tutti fanno capannello intorno a Kamala, stesa sulla postazione del Barcaiolo.

Barcaiolo:

Tu ti affliggi per ciò che non ci deve affliggere. I veri saggi mai piangono per i morti e neanche per i vivi.

Buddha:

E Gautama ha detto:
non ci fu tempo in cui io non esistessi, né tu, né questi condottieri; e nessuno di noi in avvenire cesserà di esistere. L’origine degli esseri è invisibile, lo stadio intermedio è visibile, e la loro fine è di nuovo invisibile. In verità per ciò che è nato è certa la morte e per ciò che è morto è certa la nascita. Dunque non dovresti affliggerti per un fatto inevitabile....Per Kamala....per me.... o per Vasudeva.

Buddha e il barcaiolo iniziano a srotolare la stoffa in cui è avvolta Kamala. Il coro ritorna alla posizione iniziale del fiume (prologo).
Musica: l’Om si alza mentre il fiume appare.


Barcaiolo:

Il fiume tende alla meta. Siddharta lo vede affrettarsi, con il fluire che è fatto di lui e dei suoi e di tutti gli uomini che egli abbia mai visto. Egli vede suo padre, afflitto per il figliolo; vede se stesso, solo e anch’egli avvinto dai legami della nostalgia per il figlio lontano. Tutte le onde e l’acqua si affrettano verso le mete, tante mete; alla cascata, al mare, all’oceano e tutte le mete vengono raggiunte, e a ogni meta una nuova ne segue. Ma l’avida voce è immutata. Lui sente tutto insieme, il tutto, e la sua ferita fiorisce.
Abbandona se stesso al fluire, pieno di simpatia e compassione, lui fa parte dell’unità di tutte le cose.

Coro (azione del fiume):

Stiamo ritornando all’origine.
Ascolta attentamente il fiume;
La canzone dalle mille voci.
Non porgere ascolto né al dolore né al riso;
Non legare la tua anima a nessuna di quelle voci.
Ogni nuvola, ogni uccello, ogni scarabeo è ugualmente divino.
Perfetta a ogni momento, dal brigante, al Buddha, al bramino;
Ascolta tutto, il tutto, l’unità.
Una via è aperta davanti a voi, a cui voi siete chiamati.
Tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia.
La canzone grande dalle mille voci consiste in una parola.....

Quando il suono arriva all’apice il fiume scompare.
Buio.


Epilogo

Il Barcaiolo prende la lanterna e ritorna sul palco. Scopre il coro nella posizione uguale a quella dell’inizio della Scena due.

Barcaiolo:

Aspettavo quest’ora, amici. Ora è venuta, lasciatemi andare. A lungo ho aspettato quest’ora, a lungo sono stato il barcaiolo Vasudeva. Ora basta. Addio fiume, addio tutti!

Il coro inizia a muoversi sulla passerella, come nella Scena due.
Tutti ritornano nella posizione originale ma con una nuova intenzione: contatto e coinvolgimento del pubblico.

Coro:

Aprirò il mio cuore al mondo
e respirerò il vento della vita
come acqua di fiume.

Libero nella ricerca del mare.
E come il fiume che trascina le scorie
vorrei levigare le pietre nella mia vita.

Vorrei amare ma non posso
non riesco a trovare un senso a ciò.


Anche se tutti attorno indicano la vacca sacra
sento solo un ala rossa uscire dal mio corpo nudo
e la luce dell’occhio che mi apre la mente.

La determinazione illumina la strada della mia vita
percorro imperterrito le vaste regioni del pensiero e della mente.

Il mio percorso inizia da una montagna incantata,
ascolto i rumori della natura, sento gli uccelli, sento il mio respiro: sono a casa.

Contemporaneamente su e giù
tutto e il suo contrario in tondo, lentamente.

Dolcemente ma intensamente e poi all’improvviso
scoppia la vita che rivela un Dio in ogni suo spicchio.

Non sto cercando per trovare.
Voglio perdermi;

In questo lago che cerco,
e son sicuro: è un oceano.

The chorus after executing a series of actions remain in tableaux. Slowly they become aware of the public and begin moving down to them.

Chorus, staring deeply and closely into the eyes of an audience member:

I want to be lost in this lake I seek
and I am certain: it’s the ocean.

Music fades out.
Silence.
Chorus, different voices, not altogether, to individual spectators:

What is the meaning of this; what is this all about?

Addressing the public the chorus announces the beginning of a tribunal of questions:
questions on the significance of the themes of the play for the contemporary world. Each chorus member expresses their own question.
Then the public is invited and encouraged to pose their own questions.
After some time the lights again fade and as in the opening moments of the play we see the actress who has portrayed the boatman on stage, again with her lantern, although she is no longer in costume. She is herself as in daily life.
She moves to the station of the boatman.

She speaks:

We have listened to the voice of the river; We have recalled with Siddhartha, our own lives and the way of our companions... a long or very brief time, as the case may be.
What is the meaning of this?
Seriously, or for fun, we will consult the wisdom of the East to better understand the mystery which leads our life.
The ancient Chinese book, The I Ching, or Book of Changes will propose an answer from the tossing of three coins...
No, I don’t want to play this attractive gambling...!
But though our will and blind impulse constructs this story we call Life, and gives it much flavour, nevertheless may something, or someone over us illumine our choices and direct us to a greater good.

Choosing one of the questions expressed she, or the audience member whose question she has chosen, tosses six times the coins, each time reporting the numbers.
The relevant hexagram is identified and she reads without comment the Judgement, Image, and significant Lines from the book. (Edition Richard Wilhelm).

The End

Principal sources:

Siddhartha. Herman Hesse. Transalation by Hilda Rosner
Hanto Yo. Saga of the Sioux, Ruth Beebe Hill
Look Homeward, Angel. Thomas Wolfe
Bhagavad Gita. Transalation by Swami Tapasyananda
The Prophet. Khalil Gibran
The Variety of Religious Experiences. William James
Ka. Roberto Calasso. Translation by Tim Parks

Capitolo chiuso per il Centro Living Europa



Capitolo chiuso per il Centro Living Europa?

Una lettera aperta ai residenti di Rocchetta Ligure, ai cittadini di tutta Italia, agli amici newyorchesi e alla mia mamma:

Si dice spesso che i piccoli paesi soffrono di un certo tipo di provincialismo, ma come una volta disse un famoso direttore di teatro: le generalizzazioni non sono mai vere, sono troppo semplici.
Sono d’accordo, ma forse i piccoli paesi possono essere un microcosmo della grande città, della nazione, del mondo.

E allora provo a riflettere sugli ultimi cinque anni del Centro Living Europa e sulla nostra esperienza a Rocchetta Ligure in Val Borbera (Provincia di Alessandria). Una storia che non è ancora finita. La cui fine deve ancora essere scritta. A noi del Living Theatre è stato chiesto, anzi ci è stato detto, che dobbiamo lasciare la nostra bella residenza qui, che quest’esperimento cominciato da cinque anni deve finire la prossima primavera.

L’esperimento: una compagnia di teatro mondialmente conosciuta, un variegato gruppo di artisti, pacifisti, anarchici, singole donne e uomini, coppie sposate e non, ebrei, hippy, gay, vegetariani, gente vecchia e giovane, neri, italiani, tedeschi, americani e outsider si è all’improvviso trapiantato sulle colline del Piemonte, in un piccolo villaggio di 100 abitanti. Un villaggio che arriveremo a conoscere per le sue unità e divisioni, la sua amichevolezza e freddezza, la sua tolleranza e intolleranza, i suoi umani successi e fallimenti, insomma …tutto ciò che l’umanità può offrire nella sua bellezza e limitazione. In questo esperimento due diversi e dissimili mondi si scontrano. Così ha inizio un lungo processo fra persone che andranno a conoscersi l’un l’altro. Abbiamo incontrato facilmente amici. Qualcuno di noi era timido e riservato. Lo stesso per la gente del luogo. Era normale per me che qualcuno ancora non s’era avvicinato a noi, e vice versa.

Forse era più facile da parte nostra vedere e capire “l’altro”, che per loro del villaggio. Penso che era più difficile per loro capirci. La mia stessa madre pensa a me come artista che vive in una vacanza senza fine! Non abbiamo orari e giorni regolari, non viviamo esattamente come gli altri vivono. Il misterioso e difficile processo di creazione artistica è forse vago e nebuloso per le persone “normali”. Era anche questo che stavamo cercando di mettere sotto gli occhi di tutti, come un esperimento.

Alcuni di noi lavorano fino alle ore piccole, qualcuno non esce fuori di casa per giorni, altri come me vanno e vengono come i venditori ambulanti, amici strani appaiano in abiti bizzarri, con piercings e tatuaggi. Di sicuro le persone del villaggio si sono sentite invase, e probabilmente non presero parte alla decisione che noi venivamo inseriti all’interno delle loro vite. I meccanismi dello stato moderno funzionano così anche nei piccoli paesi dove sembra esserci più distanza e meno partecipazione.

Appena dopo il nostro arrivo ho immediatamente cominciato il lavoro su un nuovo spettacolo. Il tema della piece nasceva dall’esperienza degli abitanti di Rocchetta durante la II guerra mondiale, la resistenza partigiana al fascismo, l’occupazione nazista e la famosa battaglia di Pertuso contro i tedeschi. Ma quanto poco avevo capito come fossero delicate queste storie Italiane! La storia è scritta attraverso le lenti del cantastorie. Come le famiglie spesso erano divise in quegli anni di guerra sulle scelte difficili per la sopravvivenza, oggi abbiamo varie interpretazioni su cosa successe in Italia durante quel turbolente e violento periodo. Come potevamo noi inquadrare la lotta armata da artisti politici e pacifisti, come potevamo interpretare quegli eventi? Potrei prendere in mano un arma e uccidere, anche solo per difendermi? Così abbiamo cominciato a raccogliere materiale dai testimoni viventi, per esempio, un comandante partigiano G. B. Lazagna, diventato storico di quel periodo. Abbiamo creato presentato e raffinato lo spettacolo, qui a Rocchetta, dove la gente del paese ha assistito a qualche prova. Quindi, lo abbiamo portato in tour nella provincia, in Italia, nella stessa Germania, e poi in Libano e infine a New York. Eravamo tanto orgogliosi di portare il nome di Rocchetta Ligure e la sua storia nel mondo. La nostra casa col contributo e la generosità del paese ha reso possibile tutto questo.

Comunque per dare un quadro più completo della natura e della complessità di questa storia basta dire che nel tabaccaio locale si può comprare un calendario con le foto di Mussolini. Chissà cosa pensano i consumatori di questo prodotto del nostro spettacolo partigiano. Chi sono quelli che amano Mussolini? (Questo non è un giudizio sui venditori del calendario: loro vendono quello che le persone comprano)

Ma la vita continua qui a Rocchetta: fra noi tanti andavano e venivano da New York, Roma, Berlino (che contrasto d’ambiente!), ritornando solo per i progetti; mentre altri sono rimasti “full-time”, la loro unica residenza è qui nel villaggio. Quelli che come me hanno fatto di Rocchetta la loro casa permanente hanno trovato nuove sfide: stando occupati come artisti, cercando e creando lavoro con nessuna o poche risorse; sentendo colpevoli a vivere in una così grande e meravigliosa casa (E’ un palazzo enorme del seicento. Viviamo sugli ultimi due piani). Il problema delle bollette nasce perché il palazzo non è ristrutturato adeguatamente da affrontare i freddi mesi invernali. E così ci siamo dovuti confrontare con le difficoltà dell’ufficio del Comune (che si trova nello stesso palazzo) per risolvere la questione dei costosi costi di gestione, che pure la Provincia stava pagando.

Qui siamo all’inizio del futuro conflitto che si sarebbe sviluppato col Comune. Nella strana e spesso incomprensibile relazione con la burocrazia italiana, nella lotta per il potere delle politiche di partito (la sinistra contro la destra), nella battaglia per il controllo delle risorse fra i livelli di governo, quello nazionale, regionale e provinciale, noi ci siamo ritrovati nella sfavorevole posizione d’essere finanziariamente la palla da gioco fra le fazioni interessate.
Nella situazione attuale, siamo in tribunale ed abbiamo fornito al Comune la ragione “prima” per volerci fuori dalla nostra casa. (L’anno scorso abbiamo avuto molti ordini di sfratto)

È indispensabile dare un’idea della nostra vita e del nostro lavoro in questi anni, perché penso non sia chiaro a tutti quanti progetti è stato possibile per noi realizzare, avendo uno stabile punto di partenza come il Centro Living Europa. Oltre a creare lo spettacolo sulla resistenza partigiana, abbiamo creato la versione di strada dello spettacolo “Resist Now” in occasione degli intensi e pazzi giorni del G8 di Genova, ove abbiamo sostenuto il messaggio della resistenza non-violenta insieme ad altri 30 artisti ed attivisti. Abbiamo provato e portato in giro altri spettacoli del nostro repertorio: “Non in mio nome” (contro la pena di morte), “Complessi Capitali”, “Misteri e piccoli pezzi”, e recentemente un nuovo lavoro è stato presentato, “Enigmas”, creato a Rocchetta la scorsa estate. Deve essere sottolineato che questo lavoro è stato svolto con un piccolissimo se non inesistente supporto finanziario. Soldi sono arrivati solo in occasione degli spettacoli. Le prove sono state sempre sostenute senza un regolare salario.

I seminari sono una parte importante del nostro lavoro. Negli ultimi 5 anni abbiamo incontrato, studiato e lavorato veramente con migliaia di studenti, distribuiti nell’arco di 30 stage, qui al Centro Living, nella Provincia di Alessandria, quindi in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Stati Uniti e Libano. Abbiamo anche lavorato nella scuola media ogni anno qui a Rocchetta creando performance di avanguardia con gli studenti. (E non sempre è stato ben accetto!) Al di fuori del Living, ma sempre sotto i suoi auspici, i nostri artisti hanno continuato a lavorare e creare, spesso usando il Centro Living per prove e seminari. Diverse piece originali, spettacoli storici del Living, e qualcosa come 20 seminari sono stati il frutto di questo lavoro. Fausto Cerboni e Simona Cova hanno lanciato un festival annuale di arti, che si occupa di cultura, spettacoli e cibo organico, nel vicino villaggio di Roccaforte. Il suo “CampoCarlo” (così chiamato dal nome di battaglia di G.B Lazagna) resterà sicuramente un filo permanente dell’ambiente culturale della Val Borbera. Abbiamo anche cominciato una campagna di pulizia del fiume alle spalle della casa. E proprio recentemente è stato realizzato il documentario “Resist, to be with the Living” sugli ultimi 10 anni del nostro lavoro, prodotto e diretto da Dirk Szuszies, formalmente membro del Living. Il film sta girando festival qua e là nel mondo, ed ha vinto il primo premio a Viareggio. È Rocchetta Ligure ed il Centro Living che forniscono l’ossatura per il nostro lavoro, per i nostri viaggi in Europa, nel Medio Oriente, a New York.

Adesso dobbiamo chiedere a noi stessi: tutto questo finisce qui con una sfratto? Certo il Living continuerà; l’abbiamo sempre fatto. Mentre che sto scrivendo, il lavoro procede a New York su un nuovo edificio ove sorgerà il nuovo Living Theatre. Ma per i dieci membri del ramo europeo del Living che hanno trovato la loro casa qui, per i nostri sostenitori, per i nostri fan e collaboratori, per i nostri nuovi amici di Rocchetta e della Provincia, la chiusura del centro Living sarà una grande perdita. Il Living ha sempre trovato terra fertile e supporto in Italia, ma adesso sembra che ci siano tanti manovratori segreti dietro alle porte, la qual cosa potrebbe essere interpretata come una mancanza di rispetto per noi come artisti. Sembra esserci una certa presuntuosità sulle decisioni politiche da parte degli eletti alle urne.

Non siamo stati immuni dagli sbagli; a volte si perde il temperamento quando si è sotto stress e si adottano tattiche confuse e subdole, o meno che subdole. Ci siamo ritrovati spesso a voler dar voce a problemi che riguardavano nostri amici attivi in questioni sociali, per esempio “il popolo dell’acqua”, ma questo creava un contrasto con la Provincia che comunque rendeva possibile la nostra permanenza qui.

(Anarchici sostenuti dallo stato! Abbiamo le nostre contraddizioni!) E fummo giustamente accusati di censura poiché questi gruppi non hanno avuto lo spazio per esprimere la loro idea…..

Non sappiamo cosa succederà in primavera quando le legge dirà che dobbiamo lasciare la nostra casa alla scadenza del contratto. Abbiamo l’appoggio di alcuni abitanti di Rocchetta; ma v’è un eguale grado di indifferenza alla nostra presenza qui. I membri della attuale Giunta hanno espresso a parole chiare e senza compromessi che “Noi non vi vogliamo più qui!”, arrogandosi il diritto di parlare per tutta la comunità. Sembra che la questione sia andata oltre un problema economico (se mai ce ne fosse stato uno, la Provincia continua a garantire il pagamento per tutte le nostre spese).

E’ allora un problema di ideologia, del nostro comportamento essere (come hanno recentemente espresso in privato); di tolleranza ed intolleranza; di affinità, di sentimenti. La parte più frustrante è la difficoltà di comprendere cosa realmente v’è dietro lo sfratto e come possiamo fermare quello che sembra già essere stato deciso. Né la Provincia di Alessandria, né il Comune o i cittadini di Rocchetta, né noi, il Living, sembriamo essere capaci di portare allo scoperto il processo di prendere decisioni.
Il nostro tempo intanto vola…….

Gary Brackett
The Living Theatre
Palazzo Spinola
Via Umberto I, 26
15060 Rocchetta Ligure (AL)
347/617 7283
garyliving@yahoo.com

GIOVANNA, La Mariposita

GIOVANNA, La Mariposita
Una Donna Moderna


Scritto da Gary Brackett
Traduzione da Gary Brackett, Virginia Siriu e Debora Mattielo

Note su Giovanna: dove vogliamo andare.

Se vogliamo un teatro di poesia, diretto e immediato come musica, ogni momento nel corso dello spettacolo deve essere pieno di una certa poesia del "reale”: di consapevolezza del tempo, della relazione spaziale, dei contrasti, degli enigmi, delle domande, dei problemi, dei dilemmi e degli affanni del volo dell’immaginazione; una suspense creata dalla tensione fra le attrici; fra le attrici e lo spettatore (testimone); fra l’attrice e se stessa, il suo respiro, corpo, mente e l’intensità della concentrazione; una virtuale crisi dell’“adesso”.

Vogliamo costruire uno spettacolo come una scultura, tagliando via il superfluo per realizzare il dramma essenziale: dal primo “beat” (momento) vogliamo sentire la Giovanna storica e la sua presenza come Amazzone: la sua incarnazione, corpo presente.

Non racconteremo il dramma storico, ma ella sarà fra noi, redenta. Come? Un impegno per il momento balenante, allusivo, sfuggente - il più piccolo e intenso frammento di “momento”: il corpo/anima delle donne, oppresso che allo stesso tempo esprime, istantaneamente, la loro liberazione dal giogo della storia. Presenza dell’attrice come sfida: Artaud. Come vittima che manda segnali che attraversano le fiamme e sacerdotessa sacra. Ancora, Artaud. Ogni respiro deve essere reso presente: consapevolezza di come ogni respiro muova il suo corpo, i suoi pensieri, le sue intenzioni; è il respiro che dirige la coreografia dell’azione e dei sentimenti. Ogni respiro è un segnale, un passo del viaggio a spirale di una testimonianza di lotta e di scoperta (s-coperta).

Ci sarà una “storia”, un “racconto”, una “trama”? Si, ma come un puzzle di percezione e illusione, di confusione di realtà fra prigione e manicomio, tutto immaginato da una donna “pazza”, la quale crede che la propria esperienza venga consumata come prodotto di un’economia futura che fa delle esperienze umane prodotti per la vendita. “Schizofrenici” che abbiamo incontrato spesso descrivono questa sensazione che i loro pensieri siano stati registrati, rubati. Ma questo futuro sta diventando più possibile con l’avanzamento della tecnologia nella realtà virtuale e con sensori impiantati nel cervello e nel corpo; con macchine “nana” che lavoreranno a livello cellulare per modificare, controllare ormoni e temperatura; regolare le funzioni del corpo e la coscienza.

Ma ci deve essere qualcosa di più reale della “fiction”, un’iper-realtà, intensificata e realizzata nell’incontro delle percezioni: esploreremo la politica del genere (la prima divisione) e la sua presenza concreta nell’incontro; testo e immagine della violenza inerente la colonizzazione del corpo della donna; i sentimenti, pensieri e percezioni del confronto di idee fra attrici e pubblico, tempo e corpi. I corpi diventano la misura dell’ esperienza che si sta concretizzando. Ci si può muovere verso un tipo di “gruppo di incontro” in cui viene confrontato “il fondamentale antagonismo e la fondamentale attrazione fra me e te” (Julian Beck): maschio e femmina, femmina e femmina.

Confronteremo l’esperienza e il movimento come un flusso serpentino di momenti; confronteremo i nostri desideri, i nostri desideri insoddisfatti (il residuo di gusto del paradiso, per esempio), o più semplicemente i nostri desideri, bisogni e voglie come consumatori, ( i legami a una cultura che coltiva la morte).Vogliamo un laboratorio di esperienza, pensieri, percezione e sentimento. Un laboratorio che usi anche arte, poesia, musica, spazio: teatro totale, teatro sacro.

C’è un altro aspetto da esplorare: la pazzia furiosa e il linguaggio; come essi sono legati nel comportamento, nella poesia e nel regno della politica come esemplificato da Valerie Solanas e il suo Manifesto SCUM. Ella fu chiamata “mad” (pazza furiosa e malata), ma spingeva all’estremo i limiti del linguaggio e della performance, come nel movimento surrealista, ma estendendo la poesia addirittura alla vita reale: l’azione politica poetica. Valerie Solanas è il personaggio storico che nel 1968 sparò Andy Warhol, con l’intenzione di attraversare la linea fra performance e atto politico. Ha agito nella sua radicale rabbia femminista. Essere “mad” non è solo esser furiosi –la parola implica un’idea di malattia: le donne che sono “mad” sono rinchiuse nei manicomi o nelle prigioni, a seconda di come o di che cosa sono accusate (per esempio con la “sindrome di moglie maltrattata”).

La Giovanna che vediamo potrebbe esser considerata autistica: una “schizo” che vive in un’altra realtà fuori dai confini del linguaggio e della percezione del tempo condiviso. Ella è il Buddha che medita nel mondo – la Mariposita (mai riposa)- e anche se la troviamo in situazioni in cui viene violentata, sfruttata, arrestata o in cui è un’eroina sulle barricate della rivoluzione delle donne, ella rimane sempre intatta; non visibile in un certo senso, inconoscibile perché esiste in un “momento” al di là di ciò che parole come passato, presente e futuro possono raggiungere. Ancora, il suo speciale tipo di presenza sfida tutte le nostre assunzioni di genere, desiderio, bisogno ed essere. Un altro modo di spiegare: come è possibile che un uomo contemporaneo non veda il corpo femminile come un oggetto? In qualche modo Giovanna sconvolge questo –fa infuriare l’altro in modo da spingere l’uomo a cominciare a vedere il proprio processo di essere, che in quanto uomo, è cresciuto nella cultura patriarcale e ne ha tratto vantaggio: ne ha beneficiato ma ha anche sofferto nell’isolamento che questo atteggiamento ha prodotto.

Giovanna porta i suoi quaranta giorni e quaranta notti fuori da sotto l’albero, fuori dal deserto, e sta fra noi, riflettendo noi stessi, ma non nelle finzioni che creiamo negli specchi di casa, le nostre storie, difetti, vanità inventate. Il suo riflettere strappa via il velo per rivelare la nostra falsità e i bisogni del nostro ego e ci permette anche di scoprire (s-coprire) la nostra divinità e la nostra malvagità, la nostra tragedia e speranza, la nostra tristezza e gioia, la nostra morte che passa davanti al riflesso dei nostri occhi e la vita che lotta contro la morte. Porta come un terrore di onestà e sincerità. Ella è terrificante: noi diventiamo pieni di timore reverenziale.

Come possiamo fare tutto questo? Come può l’attrice rappresentare questo essere terrificante? Sperimentiamo con il linguaggio, il testo, la narrazione, la testimonianza e la messa in scena e con l’incontro fra l’attrice e lo spettatore/partecipante. Forse comincia come “teoria”, come teatro: il render visibile; perfino come evento di fiction. Ma allora forse il "doppio” accade e diventa un po’ più vero.







Anti-prologo
Dalla schiava all’eroina: La Farfallina

L’attrice sono trovato ognuno nel loro proprio cella in movimenti lentissimi e minimalisti.

(Messa in scena alternativa)
Una serie di azioni di quasi-ballo, tableaux e immagini, con Giovanna come vittima ma "Brechtiana" nella sua recitazione: effetti "alienation", interruzioni, silenzi, testo su cartelloni, azioni ritmiche alternate con tableaux, altri "trucchi e scherzi" per mantenere la suspense e l'uso di sequenze come sogni e personaggi del mondo contemporaneo.
L’ Uomo che domina conduce a gesti di rifiuto e resistenza e finalmente si manifesta l'attivismo dell'eroina, come, per esempio, le mani bianche sulle strade dei manifestanti di Genova.

Voce: La violenza contro le donne permea ogni società. In tutte le parti del mondo, almeno una su ogni tre donne è stata picchiata, forzata ad avere rapporti sessuali o maltrattata in qualsiasi modo -generalmente da qualcuno che lei conosce, includendo suo marito o un altro maschio della famiglia; Una donna su quattro è stata maltrattata durante la gravidanza. Più donne muoiono ogni giorno per varie forme di discriminazione basate sul genere che sono più numerose di tutti gli altri tipi di abusi dei diritti umani.

Giovanna: Il suo futuro non è in fase di costruzione. Esso è già là, predisposto a manifestarsi.

Voce: Almeno 60 milioni di ragazze che si pensa siano vive sono "missing", scomparse da varie popolazioni, uccise dalle loro stesse famiglie deliberatamente o per negligenza, a causa del loro genere, come per esempio l’aborto selettivo.

Giovanna: Si intende che la tua vita e la tua morte sono lì, al loro posto, soltanto aspettano che tu rispetti gli appuntamenti.

Voce: Le uccisioni a causa dell'onore sono in crescita ovunque. In tutto il mondo circa 5000 donne e ragazze ogni anno sono assassinate per mano dei membri delle proprie famiglie, la maggior parte a ragione del "disonore" causato dallo stupro perpetrato generalmente da uno della loro famiglia o parenti – un accoltellamento, una lapidazione, uno strozzamento o una morte per fuoco, succede ogni due ore.

Giovanna: Non toccarlo. Lo pulisco io più tardi.

Voce: Una donna su quattro è vittima di stupro o tentato stupro durante la sua vita. Ogni due minuti una donna è violentata in qualche parte degli Stati Uniti: un’indagine ufficiale dice che negli USA una donna è picchiata ogni quindici secondi e 700.000 sono violentate ogni anno.

Giovanna: C’è qualcosa di cui non sappiamo nulla.

Voce: In ogni periodo storico, abitualmente donne e ragazze sono state aggredite e violentate ordinariamente nella guerra. Recentemente, con "la pulizia etnica" e a causa del cambiamento nel modo di condurre i conflitti che coinvolgono più direttamente i civili, donne e bambini sono diventati ancora più vulnerabili.
Lo stupro, la gravidanza forzata e la tortura sessuale adesso sono classificati come delitti di guerra e delitti contro l'umanità. Almeno 20.000 donne sono state violentate durante la guerra nell’ ex-Jugoslavia nel 1992.

Giovanna: Nulla sembrava strano per lei, o sorprendente, o stimolante, a confronto del fatto e del terribile frastuono della materia, la macchia, ciò che era lo shock soffocante della propria esistenza qui.

Voce: E' calcolato che quattro milioni di donne e ragazze sono comprate e vendute a livello mondiale, attraverso il matrimonio, prostituzione o schiavitù. Tante sono attratte nelle mani dei trafficanti con promesse di lavoro. I loro prezzi sono fissati secondo la loro età, bellezza o verginità. Il traffico delle donne porta alle organizzazioni criminali mondiali miliardi di dollari -una quantità che eguaglia i loro profitti tratti dalle droghe e le armi. Due milioni di ragazze di 'età tra i 5 e 15 anni sono introdotte nel mercato del sesso ogni anno. 1,2 milioni bambini sono coinvolti nella prostituzione.

Giovanna: Lei era così com’era, fuori dal comodo dondolio di neppure/oppure.

Voce: Circa 500.000 donne entrano annualmente nel mercato del traffico nell'Europa ovest. I trafficanti spesso usano i loro bambini per ricattarle. In Europa, il comportamento della polizia verso le vittime del traffico, fa che le donne siano riluttanti a cercare il loro aiuto. E' stato scoperto che i poliziotti collaborano con i trafficanti.

Giovanna: Quanti miti abbiamo creato della nostra esperienza del tempo.

Voce: Ci sono 25.000 prostitute straniere in Italia. Più di 8.000 ragazze albanesi si prostituiscono in Italia e più del 30% sono sotto i 18 anni. La ragione principale di ciò è il dislivello economico fra i paesi ricchi e la povertà dell'Albania. Queste donne sono costrette a vivere in condizioni equivalenti alla schiavitù. Sono forzate ad avere incontri sessuali con innumerevoli "clienti" ogni giorno. Non hanno nessun diritto di negoziare le prestazioni o i prezzi di questi incontri e possono "prendere botte" se si rifiutano.

Giovanna: Non toccarlo......lo pulisco io.....più tardi.

Voce: Si presume che 130 milioni di donne abbiano subito la mutilazione degli organi genitali; e oltre due milioni sono a rischio ogni anno. Mutilazione dei genitali è la rimozione parziale o totale degli organi genitali esterni. La pratica intende limitare il piacere sessuale. E’ molto dolorosa, è spesso fatta senza anestesia, e può causare infezioni, la sterilità o la morte.

Giovanna: Qualcosa sta succedendo. E' successo. Succederà. Succederà. Questo è creduto.

Voce: Quale parte del tuo corpo ami? Ognuno dovrebbe amare ciò che vede quando si guarda nello specchio. Ma, i pubblicitari, Hollywood, l'industria della moda, delle diete e cosmetica ci convincono che nessuna parte del nostro corpo è accettabile. Gli spot della stampa e la pubblicità televisiva ci riducono a mere parti dello corpo -labbra, gambe, seni- che sono disegnate con l'aerografo e ritoccate per raggiungere standard impossibili.

Giovanna: C'è una storia, un flusso di consapevolezza e possibilità. Il futuro sorge dall'essere.

Voce: Per decadi, Hollywood e l'industria della moda ha promosso la pillola per la dieta, creando un business di molti miliardi di dollari. Il nuovo millennio dice alle donne e alle adolescenti che la plastica facciale, gli innesti di seni e la liposuzione fanno bene alla stima di sé. Allora, non è una sorpresa che più dell’ 80% delle ragazze di 10 anni sono sotto l'influenza di qualsiasi forma di moda dietetica e la maggior parte di queste ragazze, quando avrà 14 anni, userà il tabacco come aiuto per la dieta.

Giovanna: Ma non per lei.

Voce: Uno dei più comuni temi pubblicitari è che il fumo è un passaporto e un simbolo per l'indipendenza e il successo della donna moderna. L'industria del tabacco ha sviluppato dei mezzi di lusinga molto attraenti per le ragazze adolescenti. Usano le riviste femminili per vendere sigarette legando attraverso la pubblicità l'uso del tabacco alla moda, la bellezza e la snellezza.
Nel 1999 la compagnia Phillip Morris ha lanciato una campagna di $40 milioni mirando particolarmente alle ragazze adolescenti e donne di colore con lo slogan "Diventa te stessa!" Il messaggio implicito era che l'uso del tabacco è legato alla libertà delle donne, l'emancipazione e il conferimento di potere.
Ogni anno circa 1.825.000 donne, 5000 al giorno, una ogni 17 secondi muoiono a causa del tabacco.
Vestiti con le marche delle compagnie di sigarette e altri regali e accessori sono usati per promuovere l’uso del tabacco per le donne e le ragazze.

Giovanna: Ella non ha appreso il linguaggio.

Voce: L'industria della moda, un altro esempio sottile e lucroso della colonizzazione del corpo femminile, in tutto il mondo, sfrutta le operaie. Si classifica un determinato lavoro come " lavoro per le donne", per poi retribuirlo con un salario più basso perché fatto da donne.
In altre parole, sono pagate meno, non per il tipo di lavoro che fanno, ma solo perché sono donne. Queste donne di solito giovani lavorano in condizioni pericolose per salari estremamente bassi producendo beni per il Primo Mondo mentre i loro diritti umani sono violati dai governi e le industrie contemporaneamente.
Sempre più, il lavoro meno costoso è il lavoro dei bambini. Queste giovani donne e ragazze lavorano sei o sette giorni a settimana, dalle dieci alle quindici ore al giorno, ma non guadagnano abbastanza per avere pasti soddisfacenti; tante sono malnutrite.

Giovanna: Ci deve essere un punto immaginario, un luogo fuori dall'esistenza, dove il nostro linguaggio si interseca con le nostre percezioni di tempo e spazio, e lei è una straniera, senza parole e connessioni, in questo incrocio.

Voce: Oggi, più donne che mai stanno cercando aiuto dallo psichiatrica e stanno entrando negli ospedali. Terapisti sono i poliziotti teneri della cultura dominante. Quando le donne denunciano molestie e discriminazioni sessuali qualche volta sono mandate dal terapista e diagnosticate matte. Negli ospedali psichiatrici l'uso del dosaggio massivo delle droghe, elettroshock e terapia da coma insulinico sono una cosa abituale, spesso prima che le pazienti siano visitate da uno psichiatra.

Giovanna: Il tempo si dispiega nelle cuciture dell'essere. Ti attraversa, creando e formando.

Voce: Gli psicoterapisti tradizionalmente ignorano il fatto oggettivo dell'oppressione femminile. Quanto è comune lo sfruttamento sessuale fra terapista e paziente? L'indagine mostra che circa il 15% dei professionisti hanno ammesso il coinvolgimento sessuale con le loro clienti. Però alcuni ricercatori credono che l’incidenza attuale possa essere superiore.

La situazione cambia il conferimento del potere. Non ci sono ancora vittime.
Il rito della "madness" (pazza furiosa)

Giovanna: Forse le donne arrabbiate e piangenti nei manicomi sono le Amazzoni ritornate sulla Terra tanti secoli più tardi, ciascuna conducendo una ricerca personale, ricordata a metà, per la propria Madre-patria -una ricerca che chiamiamo Follia. O forse loro sono Dee-Madri fallite, eternamente Demetre e miseramente inabili a trovare le loro figlie o i loro poteri.

Coro: Qui mi siedo -matta da legare -con niente da fare tranne che diventare più matta e ancora più matta o se no recuperare abbastanza della mia sanità mentale perché mi permettano di ritornare a quella vita che mi ha fatto diventare matta.

Giovanna: Ma non se tu sei lei.

I.
Prologo: l'estasi

Ci sono diversi piattaforme mobili nello spazio che si possono spostare a seconda delle esigenze dello spettacolo.
Giovanna si trova al centro, immobile ma presente.
Ella incarna la Giovanna storica.
Il pubblico viene disposto e diviso nell'area, circondato da canzoni e danze: maschi e femmine, "l'altro".
La prima divisione: il genere.
Le voci si intrecciano come le azioni delle attrice. Ognuna diventa "Giovanna" per un pò. Danza d'estasi.

Titolo: (Titoli sono proiettati, detto oppure su cartoline)
Carcere femminile. 4.48 nella mattina

Giovanna: L'esserci è venuto a me. Sto con il momento. Lascerò il momento. Sedia, tavola, muro, corridoio, tutto per il momento, nel momento. E' venuto a me. Qui e vicino. Da questo momento sono partita, andata, sto andando, Lascerò il momento da questo momento.

Coro:
Sono venuto a te sperando d’essere guarito.
Tu sei il mio medico, il mio salvatore, il mio giudice onnipotente, la mia sacerdotessa
Mia dea, il chirurgo della mia anima.
E sono il proselite della tua saggezza.
Sono venuto a te
per realizzare aspirazioni e ambizioni
per superare gli ostacoli e raggiungere la cima
per incrementare l’autostima attraverso l’uso positivo del talento
per neutralizzare l’opposizione
per esercitare controllo e influenza sugli altri
per proteggere me stessa
per difendere il mio spazio psicologico
per affermare l’io (l’ego)
per ricevere attenzione
per esser visto e sentito
per eccitare, stupire, affascinare, shoccare, intrigare, rallegrare, divertire o adescare gli altri
per essere libero dalle restrizioni sociali
per resistere la coercizione e la costrizione
per essere indipendente e agire secondo desiderio
per sfidare la convenzione
per evitare il dolore
per annullare la vergogna
per negare l’umiliazione passata nel riprendere azione
per mantenere il rispetto di sé
per reprimere la paura
per vincere la debolezza
per appartenere
per essere accettato
per avvicinarsi e per scambiarsi gioiosamente l’un l’altro
per conversare in modo amichevole, per raccontare storie,
per condividere sentimenti, idee, segreti
per comunicare, per parlare
per ridere e fare scherzi
per accattivarsi l’affetto dell’amato Altro
per stare e rimanere fedele all’Altro
per godere esperienze sensuali con l’Altro scelto
per nutrire, aiutare, proteggere, confortare, consolare, sostenere, accudire o guarire
per essere nutrita, aiutata, protetta, confortata, consolata, sostenuta, accudita o guarita
per creare una relazione con l’Altro
che sia reciprocamente godibile, durevole, cooperativa, alla pari
per essere perdonata
per essere amata
per essere libera.

Voce: Non ho saputo come chiamare questo. Chiamatelo canto. Lei lo ha lasciato continuare per un pò, andando, avvicinando, era una canzone, era una salmodia.

Giovanna e coro: Venendo e andando sto partendo: partirò e verrò. La partenza è arrivata a me. Noi tutti, saremo tutti, noi tutti saremo lasciati.
Perché sono qui e...dove.
E andrò o non andrò o non andrò mai. E ho visto quello che vedrò. Se sono dove sarò.
Perché niente è tra me.

Diversi voci:
Stavo ridendo ma lei no. E' venuto fuori da lei continuamente e non era un discorso schizofrenico o il grido dei corpi oscillanti scossi da Dio. La stavo guardando.

Era un canto puro, trasparente, oppure mi stava dicendo qualcosa?. Ho sentito un fremito che non mi ha fatto sentire bene. Mi stava forse dicendo com'è essere come lei, vivere nel suo corpo e nella sua mente?

Ho provato ad ascoltare ma non riesco. Le parole corrono, sinuose e vuote, e ho voluto che lei ridesse con me, che mi seguisse fuori di me. Il punto è questo,si questa è la confusione da vero stupore.

Al limite c'è il terrore, la paura di credere, un certo spostamento di sé, ma questo è il punto, questa è la scintilla d'estasi, l'antico senso della parola, i tuoi occhi si rovesciano.

Coro cantando:
La donna esploda davanti alla donna
Sono sola e unica,
afferrando il mio cuore,
l'estasi esala
avanzando al Rapimento assoluto
Sono imperturbata
Ma ho percezioni cosmiche
Sgorgano nel mio sangue
Visioni tremende forgiano la mia anima
Sono come sono
Esplodo davanti a te!


II.
La prigione e il mercato

Le piattaforme sono spostate una al centro, una sinistra ed una a destra.
Qualche attrice resta tra il pubblico. Tutti sono vestiti da
prigionieri.
Dialogo sul valore del mercato dell'esperienza elettromagnetica.
Il soggetto (o soggetti) è presentato: collegata alle macchine. Cavi connettono due personaggi al suo corpo: "input" e "output". Ci sono guardiani. Si sente una continua litania di prezzi e di titoli, che sembra corrispondere alle azioni e alla dinamica della triade dei corpi. C'è un crescendo di attività e tensione.
I guardiani iniziano a preoccuparsi . I battiti del cuore, il respiro e la tensione corporale di Giovanna determina e risponde alla crescita o alla decrescita della velocità e dinamica della scena.
Dai due lati del pubblico si sente la voce del coro.

Coro di numeri (da borse internazioni) e salmodia:
o dedi
o dada orzoura
o dou zoura
a dada skizi
o kaya
o kaya pontoura
o ponoura
a pena
poni
ge re ghi
regheghi
geghena
e reghena
a gegha
riri

Titolo: L’esperienza umana: merce da vendere

Input: La transizione dell'esperienza economica è completa. Il valore dell'intera vita è il nostro nuovo termine operativo. La migrazione del commercio umano e della vita sociale al regno del cyber-spazio ha aperto mercati nuovi prima inimmaginabili.

Output: La storia suggerisce che ogni epoca si riferisce alla sua tecnologia più importante come una metafora per il cosmo,o addirittura, anche per Dio. La scienza deve spiegare un meccanismo per l'esistenza dell'universo.

Voce: C'è un codice non verbale anche nella più semplice conversazione che dice agli oratori cosa sta succedendo oltre il piano acustico.

Input: La capacità di controllare e vendere pensieri e desideri è la massima espressione dell'arte del vendere. Non più ancorata alla geografia, il regno della proprietà concede spazio alla colonizzazione totale dell'esperienza.

Output: Non mi sento di essere un alieno in questo universo. L'unica cosa incomprensibile dell'universo è che è comprensibile.

Giovanna:
Questa lingua fra quattro gengive,
questa carne fra due ginocchi,
questo pezzo di buco
per i matti.

Voce: Questo codice non esiste quando lei parla.

Titolo: Giovanna cederà i diritti della sua immagine?

Input: Ogni momento risparmiato del nostro tempo è stato riempito con qualche forma di connessione commerciale. Ogni istituzione ed ogni essere umano è stato corteggiato e collegato a qualsiasi forma di servizio o relazione commercializzata. Adesso la comunità è un prodotto che possiamo comperare anziché qualcosa che creiamo per noi stessi.

Output: Abbiamo decifrato una parte del codice cosmico. Siamo riusciti a comprendere i segreti della natura. Noi, polvere di stelle animata, portiamo la scintilla di razionalità che fornisce le chiavi dell'universo.

Voce: C'era un elemento mancante.

Input: Nessun luogo, nessuna terra, nessuna distanza, nessun paese, nessuna città, il reale è nascosto e si riduce ad immagini sullo schermo. Nessun confine o orizzonte o tempo limita il nuovo cyber-cittadino mondiale. Non c'è più niente da comprare, niente da acquisire: Il desiderio per il piacere e per il gioco sarebbe soddisfatto dai nostri artisti post-moderni, espropriando le risorse culturali del mondo, le nuove scenografie e gli oggetti di scena per recitare le esperienze, vengono venduti e comprati come prodotti.

Output: Il mistero del più profondo enigma è legato alla consapevolezza della nostra coscienza. C'è un senso nel nostro essere qui! L'esperienza dell'unità attraverso il castello labirintico della scienza si apre direttamente sull'assoluto.

Voce: Era difficile trovare un ritmo in comune.

Titolo: L’attività mentale di Giovanna si sta caricando

Input: Il centro commerciale è stato connesso direttamente nelle tue sinapsi! La rivoluzione biotecnologica dei trapianti promette trasmissioni cellulari istantanee dal vivo nel corpo dei nostri clienti. E' la morte della geografia!

Output: Dio è sottile ma non è maligno. E' comprensibile che la prova intrinseca delle attività creative divine nella natura è evidente, e che ha qualcosa in comune con le nostre stesse menti.

Giovanna:
E se non prendi l’immagine
-e quello che sento che stai dicendo
in un cerchio,
che non prendi l’immagine
che sta al fondo
del buco della mia ficca,-
è perché non conosci il fondo,
né delle cose,
né della mia ficca,
la mia.

Voce: C'erano soltanto parole non adatte.

Input: Siete già arrivati senza bisogno di convalidare il vostro biglietto di partenza! Non ci sono più "qui o lì" e tutto è ora. Il giorno è arrivato quando il giorno non c'è più!

Output: La scienza chiede: è possibile che esista qualcosa che non possa essere osservato? Per analogia, con un atto di fede io concludo che esistano altre menti oltre la mia anche se posso interagire solamente con il tuo corpo.

Voce: Si perde contatto con lei, si perde interresse ogni tanto, non si riescono a localizzare intervalli ritmici o segnali di tempo o perfino i mormorii e i ronzii, le pause udibili che danno il tempo alle frasi.

Input: L'economia è stata trasformata in un grande cyber-teatro di mito, fantasia e illusione. Il mondo è una creazione umana: la TV è il mondo.

Output: L'uomo ha due occhi: uno vede solo quello che si muove nel tempo fugace. L'altro ciò che è eterno e divino. Non è la bellezza la guida per la verità? Aveva Dio altre scelte nel creare il mondo così com'è?

Voce: Ella non ha mostrato nessun cambio di espressione alle cose dette.

Input: Noi viviamo nello schermo, tutte le nostre macchine sono schermi, noi siamo schermi! L'interazione umana è l'interazione di schermi.

Output: E' inevitabile che organismi biologici che sono emersi dall'ordine cosmico devono riflettere proprio quell'ordine nelle capacità cognitive? L'esistenza dell'organismo cosciente è un fatto fondamentale dell'universo.

Giovanna:
A nulla assomiglia l’amore quanto all’attrattiva di certi sogni di paesaggi,
al recinto di certe colline di argilla la cui forma sembrano sovrapposte ai nostri pensieri.
Quando sto provando a scoprire me stesso,
i miei pensieri si cercano l'un l’altro in uno spazio nuovo.
Sono sulla luna, sognando, mentre gli altri restano a casa.
Io partecipo alla gravitazione dei pianeti tra le fessure della mia mente.

Voce: Lei ti fa perdere la testa. Nessun tono d'enfasi qui e nessuna monotonia lì.

Input: L'orizzonte non è più il limite! Il nostro nuovo orizzonte è stato sovrapposto dallo schermo. La vita stessa è la nuova merce. Siamo i consumatori dalle nostre stesse vite. Le emozioni sono garantite; soddisfatti o rimborsati!

Output: Le idee hanno un tipo d'esistenza indipendente, così che di tanto in tanto vengono scoperte da una mente ricettiva? Oppure l'ispirazione è una conseguenza di un normale ragionamento che avviene nel subconscio, con il risultato che viene portata alla coscienza soltanto quando pronta?

Voce: Si comincia a capire che tutto il suo parlare non ha avuto nessun senso del tempo.

Titolo: La download di Giovanna è stata esuguitta.

Input: Noi adesso siamo fieri di annunciarvi che c'è una media di 3500 spot al giorno per ogni persona e tu puoi creare una nuova identità ad ogni connessione! Sei connesso?

Output: Se è vero, come si è sviluppata questa capacità del normale uso della ragione? Quali vantaggi biologici possono conferire all'essere umano l'ispirazione matematica e artistica?

Giovanna:
Sento la voglia di non essere,
di non essere mai caduto nella puzza delle imbecillaggini, rinunce,
abdicazioni e contatti ottusi. La luce di questa invalida vagabonda che,
ogni tanto, viene a mostrare la sua ombra che lei stessa ha sputato molto tempo fa,
questa stessa zoppicante,esausta, questa luce virtuale,
impossibile che comunque trova se stessa nella vita reale.

Voce: E che tutti i riferimenti al livello non parlato, le cose che un uomo che parla Tedesco poteva condividere con un uomo che parla Cinese - tutto questo è stato perso.

Input: Allora, prendetevi il vostro piacere liberamente. Giocate con noi: abbiamo bisogno di nuove esperienze esotiche per i nostri consumatori affamati. E lasciate il marketing a noi.

Il coro comincia a muoversi verso Giovanna.

Diversi voci:
Sembrava che lei fosse qui, ad appena quatto metri.

Non è riuscita ad avere per se stessa la misura per quello che noi
chiamiamo l'adesso.

Che cos'è dunque?

E' possibile che non esista niente per coloro che non la considerano
Una questione di fede.

Forse dobbiamo parlare con un fisico, qualcuno che può dirci quali sono i parametri.

Odio quella parola. La uso ma non so che senso abbia e la uso
comunque.

Giovanna: Più di metà dell'intero genere umano non ha mai fatto una telefonata.
(Il mercato in declino)

Input and output (eccitatamente): Più di metà dell'intero genere umano non ha mai fatto una telefonata.
(Il mercato in crescita)

III.
Dialogo delle detenute: nella prigione si sa chi è chi.

La ricerca di intimità. Mondo come prigione; libertà nella prigione. Teatro come rifugio dalla prigione del mondo.
Scena: piattaforma elevata al centro. Prigionieri al centro, "dentro".
Voce esterna da "fuori".
Azioni di rigidità in contrasto con altre di conforto: controllo dei corpi, trucco, compleanni, cella d'isolamento, aggiungere un pò di colore alla divisa.
Da "fuori" ci sono azioni complementari per esempio una madre che porta una foto dove è scritto "missing", scomparso.

Titolo: Hai una nostalgia per un’esperienza intensa? Nella prigione si sa chi è chi.

Voce: Il cimitero. Tutti i giorni passo lungo la via per la prigione. Sulle strade il sangue sta proprio fluendo. Non è possibile che voi ragazze non lo vediate. Io Lo vedo sempre.

Voce: Quando eravamo prigioniere, eravamo prigioniere. Nonostante tutto abbiamo avuto una libertà che le persone fuori non hanno avuto. C'erano persone in cui noi potevamo confidare. Nella prigione si sa chi è chi. Ma le persone nella strada non hanno questo vantaggio. Nessuno sa chi è chi.

Voce: Ho provato a spiegare il significato che ha andare direttamente da un campo di sterminio alla strada.. E' come se all'improvviso aprissero una finestra per mostrarti tutto l'orrore dell'universo e poi all'improvviso la chiudessero, e allora, con quelle immagini nella tua testa, vai, vai fuori e provi a vivere.

Voce: Quando sono andata fuori dal paese dopo il mio asilo politico, qualche volta sono stata in preda agli stessi, esatti sintomi, proprio come quando ero dentro. Era come essere in galera quando stavo in libertà e libera quando stavo in galera. Sono andata a letto e non riuscivo a dormire con la finestra affianco a me da cui si vedeva la strada. Sentivo ogni macchina che si fermava, ogni porta che si apriva, non sono andata fuori da nessuna parte.

Voce. Tutto il tempo ho avuto l'immagine permanente della prigione, sai? Guardavo l'orologio, l'ora di controllo- avevo quasi un orologio biologico. Ogni minuto aveva un'altra dimensione –Stavo nel tempo della prigione. Sono vissuta in quel ritmo. Pensi di sapere cos'è il tempo? E allora, io ti dico: finché aspetti la prossima campana per vedere un barlume di sole, finché stai contando i giorni anche se non hai una sentenza fissa, finché tu sei sotto la luce aspettando la prossima scossa o schiaffo, o ascoltando i passi di un altro uomo che sta venendo lungo il corridoio e ti domandi se tocca a te oppure alla mia ragazza....

Voce: Prima sentivo di esser una tizia veramente importante, alta sulla scala del partito, proprio il posto di un grande uomo. Avevo un grosso problema sulla mancanza di rispetto per gli altri con diverse idee. Ero così politicizzata - ero una vera stronza. Ma dentro la prigione all'improvviso si vedevano certi tipi. Ho visto questa signora che stava lavorando a maglia tutto il giorno e lei ci disse la cruda verità sulla situazione. E chiedevo a me stessa,"Ma come mai? di che partito fa parte lei?" .... Lei non fa parte in alcun modo di quella roba, la signora lavora a maglia, canta, cucina empanadas. Quella donna fa crescere fiori dentro la nostra testa!

Voce: Io ricordo il primo compleanno che abbiamo celebrato, con la torta fatta di pane. " O, aspetta, io no, io non mangio quella". "Ah, ma ascolta è perché tu sei appena arrivata, però, tu non sai quanto vorrai mangiarla!" Non le abbiamo sempre fatte. Compleanni....Natale, E sapete dopo che sono uscita l’ho fatta per mia madre e neanche io ho potuto mangiarla!

Incontro con individui del pubblico: cercare; incontri; e domande.
Poi, le piattaforme sono spostate e si presenta un lungo corridoio. Giovanna sola nella cella d'isolamento, e anche altri così ma fra il pubblico dove hanno creato spazio.
Giovanna canta, "invisibile", ma le altre la sentono.

Azione della scena: tortura come "lo scrivere" sul corpo

Titolo: La pratica della tortura è diffusa in più di 60 paesi nel mondo.

Voce (ci sono urli silenziosi): Il momento più terribile, quando mi sentivo veramente incarcerata, era quando condividevo l'isolamento con La Mariposita. Non abbiamo saputo se lei era una "politica", oppure una"comùn". Non abbiamo mai saputo. In quel buco non la vedevo proprio, ma c'era questa presenza, questa intensa premura, come una...comunione. Vi dico era così religiosa. Quella piccola farfallina, così tanto fragile...così femminile, così silenziosa: lei è sopravvissuta, lei è sopravvissuta alle peggiori bastonate che quei bastardi avessero potuto darle. Strano, da questo momento scuro più di quanto si possa immaginare, è venuto i più belli e intensi momenti che abbia mai vissuto. Questi.......Lei mi ha salvato

Giovanna, cantando: (La Farfallina)

Questo è il più bianco Natale che sta venendo
Il più bianco Natale ho mai vissuto
Questo ci fa ricordare le notti di neve della nostra casa
Sto ricordando la bianchezza del vuoto
E anche di questa speranza che è così bianca
E sto facendo la fatica di riempirlo con colore
come la bianchezza ancora significa
purezza e non mancanza
nel caldo del sole a sentire il tuo calore
e vicina la tua compagnia
nella profonda libertà verde dei campi seminati
nei tuoi figli e in quelli che devono ancora venire
e anche se sarebbe necessario aspettare
per un altro Natale bianco
o per uno che avrebbe il colore delle nostre amiche perse
sarà il più pieno
quello che porterà sollievo per tanti anni di dolore
perché avremo potuto vivere un Natale
con il colore della vita.

Voce: Si comincia a raccogliere dentro se stessi e si realizza che ci sono persone torturate dall’altra parte del mondo, che parlano un altra lingua, e tu conversi con loro, più o meno automaticamente, finché diventa cosciente che lo stai facendo e poi si ferma e vedi quello che sta davanti te in quel momento, come.......

Una notte non riuscendo a dormire, ascoltavo il respiro rauco e ritrovando me stessa emozionata in modo strano. Come una donna anonima a se stessa, in sonno non era più inconoscibile di qualsiasi altra.

Guarda. Il corpo velato pulsa debolmente. E’ questo che sento, guardando il corpo calmo e vulnerabile, potrebbe essere qualsiasi corpo, che si mette fianca a lei dopo che abbiamo fatto l’amore e respira il caldo dei suoi sogni senza misericordia e meravigliarsi: lei chi è?, ponderando teneramente la verità che mai si saprà, perché questo è il segreto che il sonno protegge nella sua profondità neurale, nei suoi gradi, livelli e pieghe.

Che senso c 'era, la prima volta che una creatura ragionevole guardava profondamente negli occhi di un altro? Sono passati centomila anni prima che questo sia successo oppure è stata la prima cosa che abbiamo fatto, trascendentalmente, la cosa che ci faceva più evoluti, moderni, lo sguardo fisso che mostra che siamo soli nelle nostre anime?

IV.
Teatro in prigione: mito di Demetra

Il primo stupro.
Madri e figlie.
Le "internate" inscenano una rappresentazione “naïve” sul mito:
Qual’è lo scopo di questa scena?
D’usare il mito come metodo per capire "la psicologia femminile contemporanea".

La trama:
Essa non aveva nessun corazza di protezione....era sola e senza capacità d'improvvisarsi, di ricrearsi di nuovo. Aveva paura. Quanto è semplice e vero. Stava qui dentro il grido del mondo. Questo era il suo urlante volto, desolato, il ‘come se non’ delle cose. (Persephone?)

I.
"C'era una volta". (in principio)
Demetra e le sue quattro figlie. (Paradiso)
Le prime mestruazioni. (Biologia)
Ratto e stupro. (Incesto)
Rabbia e lacrime.
Ritorno a casa, isolamento e destino delle figlie.
II.
Rimozione S della storia
La matrigna malvagia.
Le erranti matrigne.
Principi e cavalieri bianchi.
III.
Dove siamo oggi.

Titolo: L’attrice recitanno i detenute recitando il mito di Demetra e Persefone.

Canzone di Demetra e Persefone

Adesso siamo pronte
A cercare lontano la fonte
Di come la femmina donna sia diventata.
Guardiamo attraverso questa lotta innata,
della biologia dell’essere
e della psicologia dell’esistere,
del vivere e del capire;
noi, che ci siamo rassegnati a definire
forse è in questi racconti che…..

Titolo: Chi saranno le nostre dee e le nostre eroine?

(ritornello)
Gli dei mai avranno morte.
Dove sono le nostre figlie?
Dove si nasconde la magica sorte?
Dorme tra le pieghe di silenziose conchiglie.
Da altari e templi abbandonati
si alza ancora una voce per lei;
invocano le figlie i destini sognati,
madre dove sei?

Titolo: In quale lingua le interpelleremo?

Nel campo dei miti Persefone raccoglie
per la madre Demetra papaveri tra foglie,
con un amore perfetto senza paragoni,
linguaggio, musica,risate ed altri di questi doni,
che lei e le sorelle con amore crearono
e alla dea protettrice della vita e del grano portarono.
La sua energia per sempre fluisce e si rinnova per…….

Titolo: Come può l'impulso creativo essere alimentato nelle donne – da noi che
abbiamo dimenticato i nostri miti, e che non abbiamo rituali da cui procedere?

(ritornello) Gli dei mai avranno morte….

In questo giorno speciale
In cui appare il primo sangue mestruale
Un’ amabile gioia piena si celebra.
Ma sale uno strano odore dalla tenebra.
Padre, fratello, marito, Plutone appare orribile,
strappa a Persefone ogni segreto conoscibile,
lacera le vesti e trascina il dolore,
folle e bramoso, in quel giorno senza tepore.
Quel giorno maledetto Persefone disse…..

Titolo: Come possiamo sperimentare la divinità che risiede nel corpo femminile?

(ritornello) Gli dei mai avranno morte…..

Come si può dimenticare la figlia che manca?
Demetra si infuria, invecchia, appare ora stanca.
Lamenta il destino di pianto che le divine fanciulle accoglie,
quando delle loro case varcano le soglie
E l’impietoso fallo, avido, le perfora.
Demetra invoca l’oscurità che di tenebra tutto colora.
Accolte dall’abbraccio della femminile riunione d’amore,
tornano a girare la ruota di sacrificio e dolore,
per sempre donne ma….

Titolo: Quando cesseranno tutte le stupide bugie fra madri e figlie?

(ritornello) Gli dei mai avranno morte….

Nessuna celebrazione di madri e delle loro creature
Finché feroci profeti e fratelli regnano con anime impure.
Meschina, la vagabonda Demetra si rivolta,
vuole punire Cenerentola;a sognare l’ha colta!.
Un principe azzurro può la giovane salvare
o l’amore,che un incantesimo sa suscitare.
Prima di essere cacciata
Dimenticando ancora che………

Titolo: Come festeggeremo quel giorno?

(ritornello) Gli dei mai avranno morte….

Allora, senti, dove siamo adesso?
Nascosti dai tratti assegnati al destino del nostro sesso.
Quali i valori che in alto vuoi sollevare?
Uomo o donna, decidi, devi osare!.
Dov’è il tuo posto nella società?
Molto del nostro sangue fluisce in un mondo di crudeltà.
E’ possibile essere semplicemente una donna che sa… ;

Titolo: Come impareranno le donne a superare un modello di sessualità incestuoso
e procreativo?

(ritornello) Gli dei mai avranno morte….

Così crudo urla il nervo scoperto del mondo
E noi, semplici,vere siamo sole ritagliate sullo sfondo.
Siamo sorelle,madri,figlie e amanti….
Potremmo essere ricreate sacre e festanti.
Un fascio coraggioso, amoroso, voglioso…
Tra Demetra e te
Deve essere costruito perché….

Titolo: Come creeremo un clima in cui potranno prosperare molte donne
dispensatrici di conoscenza?

(ritornello) Gli dei mai avranno morte…

Note: (da Donne e Follia, Phyllis Chesler)

Probabilmente, le donne furono il primo gruppo di esseri umani reso schiavo, (assoggettate).
L’ardente legame d'amore, la continuità(cioè l’eredità) e la dignità stabilita fra Demetra e sua figlia Persefone non esiste nei miti cattolici o nella cultura contemporanea".
Le figlie femmine letteralmente muoiono di fame nel matrimonio: non a causa della vita coniugale, ma a causa della relazione fisica nonché del lascito di potere e umanità che derivano dalle loro madri. Nella società moderna la personalità "dipendente ed incestuosa" delle donne è il risultato della deficienza da parte della madre e del padre del loro ruolo "divino".
Bambine di sesso femminile s’indirizzano ai loro padri per ricevere affezione fisica, educazione, o emozioni piacevoli e intense,- intese come sessuali dal maschio adulto- se pure esse sono innocente, incapace, giovane e monogama,e idolatrano il loro padre.
Le figlie non vanno dalla madre per l’iniziazione sessuale –piuttosto le rifuggono.
Ogni società con stereotipi sul ruolo sessuale implica spesso una certa storpiata durezza fra gli adulti e i bambini dello stesso sesso.
Pure se la maggior parte delle donne non hanno rapporti incestuosi col loro padre biologico, il matrimonio patriarcale, la prostituzione ed il popolare amore "romantico" sono il predicato fisiologico dell'unione fra figlie e figure maschili sul modello del padre.
Le donne contemporanee sono schiave libere: scelgono la loro servitù per "amore". Le donne vengono allenate per essere "portate via" emozionalmente così lontano, al punto che non possono più pensare. Persefone è stata strappata via da sua madre e portata giù negli inferi, come le donne oggi trascinano se stesse nelle isole dei matrimoni, negli stessi inferi.
Giovanna D'Arco serve come una fonte di rinnovo maschile, attraverso le sue vittorie militari e la sua persecuzione. Sebbene condannata, essa è aitante fisicamente e spiritualmente, un capo (esempio) per gli uomini. Non è stata violentata e non diventa madre: essa incarna lo sfuggire al destino di entrambe Demetra-Madre e Persefone-figlia, oltrepassando il regno della cultura patriarcale. Per questo viene uccisa.
L’inevitabile sacrificio del se, che la biologia esige dalle donne in molte culture, è al cuore del mito di Demetra. Persefone è condannata ad un destino universalmente femminile, come sua madre, nutrendo e producendo (racconti, madri e figlie: il ciclo naturale della nascita e del rinnovamento) per sostenere l'umanità (e il sesso maschile).
La Persefone moderna ancora non ha un luogo ove andare oltre al matrimonio e alla maternità: sua madre non le ha insegnato ad essere una guerriera –prendere strade difficili per destinazioni sconosciute e uniche.
Dissimilmente dagli uomini, alle donne sono categoricamente rifiutate le esperienze di supremazia culturale, di umanità e rinnovamento, basate sulla loro identità sessuale.
Tutte le donne che partoriscono bambini stanno compiendo, letteralmente e simbolicamente, un sacrificio di sangue per la perpetuazione della specie.
La pazzia (furiosa) delle donne è essenzialmente una intensa esperienza della femminile castrazione dal punto di vista biologico, sessuale e culturale; una condannata ricerca il potere, che spesso è visto come una altra forma di auto-sacrificio.
La Persefone moderna non è più elegante, né divina, né più a lungo è salvata da sua madre: Demetra non esiste più– certamente non più per la figlia. Persefone è diventata Cenerentola, stregata e domestica silenziosa di una Demetra, trasformata in matrigna, entrambe odiando se stesse e sono vicendevolmente diffidenti. Le madri (matrigne) non preparano le loro figlie per i pellegrinaggi, conquiste o riflessioni e hanno piuttosto dato loro scopi e illusioni romantiche o letteratura d'evasione.
Le madri iniziano le figlie nella sacra-sorellanza, (fratellanza) della scontentezza non solo affinché le loro figlie sopravvivano. Le madri sono sole, isolate e hanno bisogno di premure –qualcosa che non hanno ricevuto dalle loro stesse madri o dai mariti, qualcosa che come Demetra esse sperano di ricevere dalle loro figlie.
Allora, le figlie ribelli sono trattate severamente dalla madre, come amanti e compagne le quali disertano i ruoli che erano destinate a ricoprire.
Perché le nostre madri e nonne e bisnonne non ci hanno mai detto quale battaglia abbiamo perso, o mai combattuto, in modo che potessimo capire quanto totale fosse la nostra sconfitta? E che la religione e la follia e la frigidità erano proprio come le abbiamo piante? Perché le nostre madri erano così silenziose sullo stupro e sull’incesto e sulla prostituzione e sulla loro stessa mancanza di piacere? Perché, quando avevano così tante parole, non hanno nominato per noi le nostre eroine e parlato con noi delle femministe e delle suffragette e delle Amazzoni e delle grandi-madri?

V.
Il primo intervento del pubblico.

Madri e figlie: le attrici cercano e (forse) trovano le loro "madri" e le proprie "figlie".
Testimonianze, domande e indagini sull’inizione sessuale occidentale.

Titolo: Si presume che 130 milioni di donne abbiano subito la mutilazione degli organi genitali, e oltre 2 milioni sono a rischio ogni anno.

Intervallo:
Il pubblico è invitato a partecipare nel secondo tempo dello spettacolo. Una prova è organizzata.

VI.
Manifesto SCUM: Il ritorno di Valerie Solanas.

Arruolamento e azione poetica/politica: Il "Cadre Cagne" (Quadro Cagne) è formattato.

Nota sulla messa in scena: le tecniche surrealiste sono esplorate: "cut-up" (taglia e incolla) e collage. Linguaggio come arma. Teatro del Popolo (rudimentale) e varie tecniche "Brechtiane": allegra, scherzi, rumorosa, stile esagerato e volgare, cartelloni, striscioni, ecc.
Valerie, (l'attrice che recita Giovanna in “costume” di Valarie) improvvisa con il pubblico e a volte utilizza discorsi preparati e anche altre in verso.

Titolo: Il ritorno di Valerie Solanas: saccheggiando la cultura maschile.

Valerie:
Che noia. Quanto noiosi quei tizzi.
Vogliamo loro? Orrendi e incompleti.
Ma, donne pericolose, mi eccitano.
Una macchina basta, un cazzo in cammino-
Uomo, un animale? Neanche!
Fissati per scopare –dalla vergogna viene questa menzogna!

Titolo: Valerie Solanas: l'autrice di SCUM Manifesto è la donna che sparò ad Andy Warhol.

Voce: Il maschio è completamente egocentrico, intrappolato in se stesso, incapace di empatizzare o identificarsi con gli altri, o mostrare amore, amicizia, affezione o tenerezza.

Valerie:
Per riempire il suo abisso di tristezza,
invidia, gelosia, insicurezza-
lui scopa una donna che disprezza-
o bambini, cadaveri, questo è suo regno.
E a noi maternità e amore dice lui io vi consegno.
Debolezza e vanità è tutto ciò che abbiamo!
Allora concediamo?

Voce: C'è una ragione perché una società non sia ragionevole e capace di empatizzare l'uno all'altro, completi e con nessun ragione a competere, non c'è bisogno di governo, leggi o condottieri -tutti creati dagli uomini per reprimere le donne.

Valerie:
Indipendenza, coraggio, vitalità-
forza, son sicura noi abbiamo intensità.
Ma per provare di essere grandi uomini
fanno soltanto la guerra fra super potenze.
In realtà lui ha invidia della ficca-
vuole terribilmente esser un'amica.

Voce: Non c'è nessuna ragione umana per il denaro o perché qualcuno lavori più di due o tre ore a settimana al massimo. Tutto il lavoro non creativo (praticamente tutto lavoro di oggi) potrebbe essere stato automatizzato molto tempo fa, e nella società senza l'uso del denaro tutti possono avere il meglio di tutto ciò che le donne vorranno. Ma ci sono ragioni maschili, non-umane per la volontà di mantenere il sistema del denaro.

Valerie:
Con la sua donna incapace di stare bene-
Con il suo idolo denaro lui si mantiene.
Potere, controllo sogni di successo,
padrone di tutto ciò che è vivo che lui ha represso.
Brucia l'amore -non può prendere né dare-
ma il lavoro, solo il lavoro il conto a lui sempre fa quadrare.

Voce: Nessuna genuina rivoluzione sociale può essere realizzata dai maschi, perché l'uomo al vertice vuole lo status quo, e l'uomo più basso vuole essere al vertice. Il ribelle maschio è una farsa, questa è la società maschile, fatta da lui per soddisfare i suoi bisogni: ma non è mai soddisfatto perché incapace di essere soddisfatto. In fine ciò a cui il ribelle maschio si sta ribellando è il suo essere maschile. Il maschio cambia solo quando è forzato a farlo, a causa della tecnologia, quando non ha scelta oppure quando la "società" raggiunge la fase in cui lui deve cambiare o muore. Siamo proprio in quella fase adesso.

Titolo: Valerie Solanas è considerata “pazza” e “criminale” perché agì su ciò che molte
persone si accontentano semplicemente di “nominare” e criticare a parole:
l'esistenza della misoginia e dell’assessualità nella cultura patriarcale.

Valerie:
Pensando se stesso come un vero Qualcuno - neanche,
e non vedendo la magia della terra - che a lei non manca,
i nostri occhi come specchio, che paura, lui si gira.
Ogni uomo ha il suo focolare sotto mira.
La donna dall'altra donna lui tiene lontana,
se la rabbia femmina scintilla, dice lui:
prendi una tisana!

Voce: Come l'essere umano ha maggior diritto di esistere rispetto ai cani per virtù di essere più evoluto e di avere una coscienza superiore, allora le donne hanno maggior diritto di esistere rispetto agli uomini. L'eliminazione di qualche uomo, dunque, è un atto virtuoso e buono, un atto che porta molto beneficio alle donne ma anche un atto di misericordia.

Valerie:
Allora se non avete capito fino adesso,
se tu vuoi un cambiamento, un nostro rifiuto non si può reprimere.
Senza noi donne il mondo maschile non può funzionare,
Supplicate la pietà -non vi lascerò comprare.
O questi disutili, più bassi di scimmie, uomini malati-
La solidarietà comincia qui -alleluia siamo salvati.

La maggior parte delle donne sono poco conscie di dove sono arrivate nel loro rapporto con gli uomini. Il conflitto, dunque, non è fra femminile e maschile ma fra CAGNE -dominanti, sicure, sicure di stesse, sporche, violente, egoiste, indipendenti, orgogliose, avventuriere, oscene, indecenti, libere, fottitrici, imbroglione, arroganti femmine, che considerano loro stesse capace di condurre l'universo, che se ne straffottono dei limiti della società e sono pronte ad andare più lontano oltre ciò che è offerto -e quelle che sono gentili, passive, accettano, acculturate, cortesi, dignitose, soggiogate, dipendenti, spaventate, irragionevoli, insicure, cercano il benessere, figlie di Papà che sono così pusillanimi a confronto della realtà ripulsiva di ciò che è un uomo, di ciò che è Papà.

Ma, CAGNE è troppo impazienti per sciogliere l'indottrinamento di milioni di stronzi. Perché devono continuare ad essere femmine libere e arrancare foscamente insieme con quegli insipidi maschi? Perché le indipendenti devono essere confinate nella fogna insieme con quelle dipendenti che hanno bisogno di aggrapparsi a Papà? Una cellula nucleo di CAGNE può prendere il potere nel paese fra un anno e fottere sistematicamente il sistema, distruggendo selettivamente la proprietà e l'assassinio!
Allora ecco che faremo:

Voci diversi:
CAGNE, siamo membri della squadra dello s-lavoro (fottere), della squadra fottitrice; prediamo i posti di vari tipi di s-lavoro.
CAGNE, siamo commesse che non fanno pagare per la mercanzia.
CAGNE, siamo telefoniste centraliniste che non fanno pagare per le chiamate.
CAGNE, siamo operai degli uffici e delle fabbriche, fottere è il nostro lavoro, e segretamente distruggiamo gli strumenti.
CAGNE, noi s-lavoriamo ai posti finché saremo licenziate, e poi prenderemo un nuovo posto di s-lavoro.
CAGNE, noi sostituiremo violentemente nel loro lavoro gli autisti di autobus e taxi e gli operai della metro per andare senza pagare.
CAGNE, noi sostituiremo violentemente gli operai delle reti radio e TV prenderemo il controllo delle onde de radio e TV.
CAGNE, noi distruggeremo le coppie -faremo esplodere le coppie miste, maschi -femmine, dovunque esse siano, e le annientiamo.
CAGNE, continuiamo a distruggere, saccheggiando, a fottere e uccidere finché il sistema del denaro non esisterà più, poi istituendo l'automazione, tutti i governi cesseranno di esistere.

Titolo: Il suo comportamento è “pazzo”, perché rappresenta il tentativo di un individuo socialmente impotente di unire corpo e sentimento.

Valerie: Questi uomini malati, irrazionali, quelli che provano a difendere loro stessi dalla loro schifezza, quando vedranno le CAGNE le attaccheranno e si aggrapperanno alla Grande Mamma con i suoi grossi saltellanti seni, ma Grande Mamma non può proteggerli contro le CAGNE, lei si aggrapperà al Grande Papà che sarà nell'angolo cacaando nel suo pantalone. Gli uomini che saranno razionali, dovunque, non protesteranno o faranno casino, ma restano tranquilli, rilassati, si godranno lo show e cavalcheranno l'onda della loro morte!

Alla fine della scena lo spazio è diviso in due gruppi che si combattono (con coinvolgimento del pubblico che interpreta vari ruoli come rivoluzionarie femmine, “Black Block”, pacifisti, poliziotti, ecc.)

VII.
Sulla barricata.

Esplode una violenta rivoluzione nel teatro. Il pubblico come due "eserciti" contrapposti.
Giovanna (non Valeria) e le sue donne neutralizzano (Shanti Sena) le forze dell'ordine ed il gruppo di violenti rivoluzionari con loro corpi nudi (corpi senza l'organi, da Artaud).

Giovanna (alle rivoluzionarie violente): Ogni volta che noi possiamo aggrapparci ad una forma, per quanto imperfetta possa essere, tieni duro, per non perdere il pensiero intero. Sono indegna di me stessa, io lo so, mi fa soffrire, ma io accetto il fatto della paura di non morire completamente.
Sorelle! guardatemi e vedete riflessi in questo specchio d’argento che io sono, l’odio rigido di questo vecchio mondo esausto. Ma io so che potete vedere anche questo odio che si dissolve, e qualcosa di nuovo, tenero e delicato, ci sta chiamando. Rispondi a quell’appello! Senti che chiama?

(alla forze dell'ordine)
Il viso umano
é un potere vuoto,
un campo di morte…….
……..dopo mille e innumerevoli anni
che il viso umano ha parlato
e respirato
si ha ancora l’impressione
che non abbia ancora cominciato
a dire cos’è e cosa sa.

Una preghiera (a tutti)
Tutti quelli che vivono sono nella disperazione. E questa è una malattia che ci accompagna fino alla morte. È per questa che un uomo rifiuta di essere cioè che è. E le donne, noi donne dobbiamo essere aperte all'estasi e all'illuminazione divina. Sono sicuro che ci sono qualità umane ancora da scoprire: vivere in una condizione ispirata, conoscere la verità, essere liberi, amarci l'un l'altro, immergerci nell'esperienza, abitare con la morte nella chiarezza della consapevolezza. Il Bene e il Male sono reali. La condizione ispirata non è dunque una visione. Non è un privilegio per gli dei, i re, i poeti, i preti, i templi, ma la possediamo noi tutti e per tutto ciò che esiste.

(Si risveglia e rivela se stessa)
Nessuno può mostrare chi esso realmente sia senza un senso di esibizione e vergogna.

VIII.
Manicomio, prigione o?

Tutte le delusioni di Giovanna?
La messa in scena è come la scena due.

Ritorna il coro di canti e numeri:
menendi anenbi
embenda
tarch inemptle
o marchti rombi
tarch paiolt
a tinemptle
orch pendui
o patendi
a merchit
orch torrpch
ta urchpt orchpt
ta tro taurch
campli
ko ti aunch
a ti aunch
aungbli

Titolo: Dove siamo: manicomio, prigione e laboratorio di ricerca?

Input: Forse questa donna è indifesa contro la verità del mondo.

Output: Quale verità?

Voce: Si presume che il tempo passa.

Input: Ma forse lei sta vivendo in altro stato.

Output: Là dove la qualità del tempo è semplicemente opprimente, esistente, inaccaduto, e a lei manca la capacità di rielaborare questa condizione.

Voce: Quale capacità?

Input: Non c'è nulla che lei possa fare per immaginare il tempo esistente come una sequenza rassicurante, che trascorre, fluisce, accade –Il mondo accade, lo creiamo con i nomi, le date e le distinzioni.

Output: Il suo futuro è innominabile, simultaneo con il presente in qualche modo. é l'uno né l'altro accade prima o dopo e sono ugualmente accessibili, forse, solo nella sua mente.

In dialogo: premonizione sul destino di Giovanna.
Lei mi stava fissando con lo sguardo. Sembrava ma forse non era così. Pensai che i suoi occhi non erano capaci di cercare o formulare cose. Comunque non era normale. Si suppone che l'occhio modelli, processi e dipinga, raccontandoci una storia che noi vogliamo credere.

Giovanna: Poi mi raggiunge.

Output: Cosa?

Giovanna: Una cosa dell'altissimo. Giorni, si, anni.

Output: Sai cosa significa? Un giorno? Un anno? O mi hai sentito usare queste parole?

Giovanna: Dimmi delle parole.

Output: Dimmi delle parole.

Giovanna: Quando viene dentro.

Output: Quando viene dentro. Che cosa?

Giovanna: Parte partendo.

Output: Chi sta partendo?

Giovanna: Questo è quando tu, si, tu hai detto.

Output: Cosa ho detto?

Giovanna (in un'altra voce): Non toccarlo......lo pulisco io.....più tardi.

Silenzio. Canta una ninnananna per cercare di coinvolgerla. Giovanna fa molti sforzi, toccanti ma non riesce.

Giovanna: La parola per smagliante è......smagliante.

Coro insieme: La parola per smagliante è......smagliante.

IX.
Intervento del pubblico 2 : "Cadavere Squisito".

Dialogo: azione dello specchio con discorso sull’aspetto "schizofrenico" del mercato e la resistenza. Desiderio e mancanza.

Sei disposto? Sei un regina/re ; sei sacra(o)? Giovanna identifica il re.

Nota: La frenesia del capitalismo moderno mentre utilizza sempre la tecnologia nello sviluppo, che produce sempre più rapidi cicli di desiderio/mancanza (identificazione/ consumo), continuerà a creare nuove forme di consumo e di esperienza in cui si deve pagare per avere (come il cellulare, devi pagare per averlo e usarlo e poi diventa essenziale per la vita quotidiana). Con la tendenza evolutiva del capitalismo si perpetuano nello stesso momento: le strutture gerarchiche dell'autorità patriarcale; lo sfruttamento e la distruzione dei sistemi culturali e ecologici; la continuazione dell’indottrinamento di desideri falsi; la sempre più piccola arena dell’autonomia dell'idee; la crescente impossibilità di realizzare un vero e attuale contatto umano. (Tutta la diversità dell'esperienza mondiale viene assorbita come da un spugna e poi spremuta come risciacquatura e in seguito venduta). Dunque, disturbare, rompere e eliminare il ciclo desiderio/mancanza diventa il punto focale di una resistenza attivista contro la crescente e intrusiva commercializzazione dell'esperienza umana.

Tattica della resistenza: sminuendo la spinta a comprare e sostituendo la commercializzazione dell'esperienza umana con una profonda e attiva ricerca per modi alternativi di essere, e realizzando e attuando una autentica comunanza. "L'immaginazione come kit di sopravivenza" Julian Beck).
Cominciamo con il qui e adesso -il tempo- a esplorare un altro tipo di desiderio e consapevolezza in cui non c'è "mancanza", ma invece l'incontro e la scoperta fra esseri.

Azione: L'improvvisazione: suoni, movimenti e poesia automatici.

Altri temi: Desideri,"la fame" e il cambiamento sociale.

Titolo: Immagina che uno stregone ti penetri con il suo sguardo feroce e ti chieda: “Qual’è il tuo vero desiderio?”

Diverse voci (Alcuni brani sono stati distribuiti fra il pubblico durante l'intervallo per essere utilizzati nella creazione di azioni):

Ma non è vero che lei vada alla deriva da una realtà ad un'altra, indipendentemente dalla logica del tempo. Questo non è possibile. Tu sei creato dal tempo.

Questo è la forza che ti dice chi sei.

Chiudi i tuoi occhi e sentilo. E' il tempo che definisce la tua esistenza.

Tempo è l'unico narratore che è importante. Tende gli eventi e ci rende possibile soffrire e poi da lì usciamo e vediamo la morte che accade e poi da lì usciamo.

Ma non per lei.

Titolo: Ciò che è necessario per i tutti movimenti di liberazione: La forza del proprio inconscio; l'investimento del desiderio nel campo sociale; e il disinvestimento delle strutture repressive.

Ella sta nell'altra struttura, un'altra cultura, dove il tempo è qualcosa uguale a se stesso, assoluto e nudo, vuoto di protezione.

Dov'è il momento? Che senso ha per te?
Mostrami il momento. Hai fame?

Puoi stare nel momento con la tua fame?

E se tu prendi i desideri per la coda?

Forse ci sono momenti in cui scivoliamo in un'altra realtà ma non si ricorda, non si può accettare la verità di quella perché potrebbe essere devastante da integrare.

X.
Super-eroina: il grande rifiuto

Azione: le donne vanno insieme.
Contro-consumo; oltre desiderio/mancanza.
Forma: un "happening."
Parateatro: comunicando come le donne.

Titolo: News Flash: La Mariposita rapisce il cuore a miliardi di ragazze.

Giovanna: La donna nuova possiede ancora più grandi e puri sentimenti. Ella è sola e unica, afferrando il suo cuore. E delle correnti sgorgano nel suo sangue, lei sta in una stato assolutamente impulsivo, libero. Finalmente non è più soltanto un'immagine! E' attualmente donna, completamente impigliata nel cosmo, ma con le percezioni cosmiche. Non pensieri contraffatti, ma solo le sue emozioni la conducono e la guidano. Soltanto allora lei può avanzare e avvicinarsi al Rapimento assoluto, dove l'estasi tremenda esala dalla sua anima. Pure queste donne nuove non sono matte o sciocche: I loro processi cognitivi funzionano secondo una natura diversa. Sono imperturbate. Non vivono in cerchi né attraverso gli echi. Loro esperiranno direttamente. La Donna esplode davanti alla donna!

Voci:
Perché le nostre madri e nonne e bisnonne non ci hanno mai detto quale battaglia abbiamo perso, o mai combattuto, in modo che potessimo capire quanto totale fosse la nostra sconfitta? E che la religione e la follia e la frigidità erano proprio come le abbiamo piante? Perché le nostre madri erano così silenziose sullo stupro e sull’incesto e sulla prostituzione e sulla loro stessa mancanza di piacere? Perché, quando avevano così tante parole, non hanno nominato per noi le nostre eroine e parlato con noi delle femministe e delle suffragette e delle Amazzoni e delle grandi-madri?

Se noi donne vogliamo uscire mai da noi stesse dal pantano dell'autocommiserazione, dell'autodistruzione e dell'impotenza che è stata la nostra eredità per più tempo di quanto possiamo ricordare, per questo è importante avere compassione e comprensione per i nostri fallimenti e debolezze, ma è ancora più importante che diamo sostegno per le conquiste e il successo di noi stesse.

Giovanna: Ci state!......Basta consumo! Ferma il mulino delle macchine dei desideri! Corpi senza organi!

Coro cantando:
La donna esploda davanti alla donna
Sono sola e unica
afferrando il mio cuore,
l'estasi esala
avanzando al Rapimento assoluto
Sono imperturbata
Ma ho percezioni cosmiche
Sgorgano nel mio sangue
Visioni tremende forgiano la mia anima
Sono come sono
Esplodo davanti a te!

Titolo: Breaking News: Erika and Omar confessano su uccisione che ha shoccato il paese. Erika ha detta che volesse essere famosa come La Mariposita.

Giovanna è arrestata.

XI.
Tradimento

Una macchina infernale è assembrata: un tribunale.

Titolo: Non più sacrifici.
O, figlie uccidete vostra madre: omaggio a Erika e Omar.

Voci: Condanna a morte per Erika!

Giudice: Ordine! Ordine in tribunale!
L'accusa è di istigazione all'omicidio della propria madre di tante adolescenti. Come risponde all'accusa?

Giovanna: Siamo tutti pervertiti.

Giudice: Ci sono prove da presentare?

Difesa: L'accusata è semplicemente un poeta della scuola surrealista. Si, lei è una conoscente del partito femminista anarchico–libertario e ha avuto un ruolo attivo nella ribellione, ma ha già pagato il suo debito alla società.

Anticipiamo l’argomento dell’accusa. Ogni tecnologia ha i suoi propri disastri. Il nucleo ha sua Cernobyl; il petrolio soffoca il nostro pianeta; E sulle strade ogni giorno i veicoli strozzano le vite di miliardi dei nostri giovani; e adesso l’accusa pretende di affibbiare la responsabilità dei disastri della tecnologia audio-visiva a Giovanna, La Mariposita- disastri che hanno devastato le menti dei nostri giovani figli, anche della nostra povera Erika e del suo compagno Omar.

Accusa: C'è un bisogno frenetico dei consumatori di ricreare continuamente loro stessi per rispondere alla creazione di desideri sempre nuovi. Ogni desiderio, ogni nuova voglia è un nuovo io potenziale, un nuovo acquisito potenziale. E questo modo di essere è la coscienza post-moderna e Io sostengo che è stata la irresponsabilità di questa artista che ha condotto alla morte della madre innocente di Erika.

Giovanna: Che bel riposo parlare di biciclette e corni. Sfortunatamente non è di loro che devo parlare, ma di lei che mi ha messo al mondo attraverso il buco del suo culo se mi ricordo bene.

Difesa: Erika è una ragazza di plastica. E’ finta, nel senso che vive un distacco dentro la sua stessa persona ancor prima di vivere il distacco dal mondo.

Accusa: Il capitalismo, lo sviluppo più recente della tecnologia e l'iper-consumismo devono creare un ciclo continuo di nuovi desideri per i prodotti, le esperienze e transazioni: sono questi artisti che stanno servendo Mammona!

Giovanna: Non abbiamo finito di cantare la litania delle ignoranze dell'inconscio che non sa niente di castrazione o Edipo, esattamente come non sa nulla dei genitori, Dio, la legge, la mancanza: Il bambino è un essere metafisico e i genitori non c'entrano. Noi non siamo castrate, e allora andate a farvi fottere!

Difesa: Piange quando non dovrebbe piangere, ride quando non dovrebbe ridere. E’ fuori da ogni norma.

Accusa: La frammentazione del concetto di se stessi corrisponde alla molteplicità dei rapporti incoerenti e sconnessi, proprio come la tecnica usata da questi artisti. Questi rapporti ci tirano in una miriade di direzioni, invitandoci a recitare così tanti ruoli che lo stesso concetto di un autentico se stesso recede dalla vista.

Giovanna:
Da un certo punto di vista sarebbe meglio se niente andasse, se niente funzionasse. Meglio se non fossi mai nata, se avessi evitato la ruota di nascita e continua rinascita, niente bocca per succhiare, niente ano per caccare.

Difesa: Erika vive quella che i periti chiamano la diffusione dell’identità, si disperde in una quantità di mondi uno diverso dall’altro e nessuno reale.

Accusa: L'immagine che producono i flash attraverso la retina di un telespettatore di MTV sono materiali isolati, staccati e intermittenti che non riescono a creare una sequenza coerente. Questa cultura schizofrenica non vuole assolutamente accedere al regno del discorso e del linguaggio. Tale cultura è senza radici, separata dalla storia e esiste fuori dal tempo umano.

Giovanna:
Tu sei chi pretendi di essere. Io amo tutto ciò che fluisce,
perfino il flusso mestruale che porta via i semi infecondi.
Sotto i peli, il corpo è una fabbrica surriscaldata,
e fuori,
L’invalido brilla,
risplende, da ogni poro esploso.

Difesa: La sua è una personalità border-line, dissociata, immersa nella psicosi.

Voci: Condanna a morte per Erika. Bruciate quella strega insieme con lei!

Giudice: Ordine! Ordine in tribunale!
Perché abbiamo pensato che c'era qualcosa di psicotico in lei, forse perché le persone che minacciano le nostre convinzioni sono sempre credute pazze?
Per favore, l’accusa continui.

Accusa: (innamorata di lei): Per piacere Giovanna. Tu sei la mia star....testimone. Hai istigato queste impressionabili ragazze ?

Giovanna: Io sono mia figlia, mio padre, mia madre e me stessa. E non voglio dire Io mai più, è proprio una stupida maledizione. Ogni volta che sento questo, userò la terza persona, se per caso ricordo. Se questo vi diverte.

Difesa: Obiezione!

Giudice: Il codice del delirio ci mostra di avere una fluidità straordinaria. C'è un codice possibile che non coincide con il codice sociale. Oppure vi coincide solamente come una parodia. Giovanna, amavi tua madre?

Giovanna: Ricordo all'età di sei anni, mentre stavo mangiando un pezzo di cioccolato, che una certa tipa conosciuta come mia madre, mi aveva dato. Chiedevo a me stessa che senso ha l'esistenza, essere viva, che senso ha essere consci del respiro, e ricordo che ho voluto inalare me stessa in modo da provare che stavo vivendo e vedere se mi piaceva essere viva, e se sì perché.
Non ce l’ho
Papamummi.

Giudice: Ci sono sfortunatamente le vittime in questa marcia inesorabile del Capitale. I genitori devono aiutare i loro figli a controllare con grande attenzione le loro scelte per gli acquisti. Giovanna sei dichiarata colpevole dei capi di accusa. La sentenza è fissata per domani. Vi permetto di parlare al tribunale.

Giovanna: Chiese, eserciti, stati –quale, di tutti questi cani, vuole morire? Sono Dio. Non ero Dio. Sono un clown di Dio. Sono Apis. Sono un Egiziano. Sono un pelle rossa. Sono Negro. Sono un uomo cinese. Sono giapponese. Sono straniera. Sono un uccello del mare. Sono un uccello della terra. Sono l'albero di Tolstoi. Sono le radici di Tolstoi. Sono marito e moglie in una. Amo mio marito e amo mia moglie.

XII.
Sacrificio

La morte di Giovanna
Il rogo: teatro Brechtiano, l’attrice mostra la morte di Giovanna

Titolo: (Canzone)
Perché la morte di un altro non ci porta alla rovina orrenda? Non sappiamo come amare quelli che noi amiamo finché loro scompaiono bruscamente.

Giovanna: Si sentiva invasa dalla nausea, così profonda che si sentiva venir meno; poi, scorse, tra le nubi gonfie d’aria, una fascia d’iridescenza lieve che rifletteva tenui colori su una parte del colle, e trasalì, dimentica, e si mise a contemplare i colori librati in cielo, e s’accorse che era l’arcobaleno. In un punto esso ardeva vivido, ed ella, il cuore dolente di speranza, cercò l’ombra dell’iride là dove doveva trovarsi l’arco e, pian, piano, misteriosamente, dal nulla, i colori apparvero, e si profilò in cielo un arcobaleno tenue, ampio, si curvò, si fece intenso, disegno il suo semicerchio indomabile, traccio un’architettura immensa di luce e di colore sullo spazio del cielo, poggiando i suoi piedistalli luminosi tra la bruttura delle case, ai piedi del colle, ma toccando con l’apice la sommità del cielo.

E l’arcobaleno stette, sospese sopra la terra; ed ella sentì che quelle persone sordide che formicolavano isolate e insensibile sulla putredine del mondo erano ancora vivi, che l’arcobaleno estendeva sua campata di vita nei loro spiriti, e che essi avrebbero gettato via l’involucro corneo della loro disintegrazione, e nuovi corpi nudi sarebbero emersi a nuova crescita, a nuova fioritura, ergendosi alla luce, al vento, alla pura pioggia celeste; e ravvisò nell’arcobaleno l’architettura novella della terra: l’antica materia decomposta e cadente delle case e delle officina spazzata via, il mondo, edificato in una viva costruzione di Verità, su misura della volta del cielo.

XIII.
Il reale si trova qui.

L'ultimo intervento del pubblico:
Per che cosa ha fame il pubblico? Per esempio: esplorazione della politica del genere.

Azione: Tutti sono bisessuali, tutti hanno due sessi.
Due persone si incontrano, se sono di due sessi diversi, allora, un uomo "presenta" con un azione la femmina dentro se stesso alla parte maschile che vive in quella donna; poi, il suo maschio al suo maschio; e il suo maschio alla sua femmina; e il suo femmina alla sua femmina; e alla fine: "Namaste" (sanscrito: il divino dentro di me saluta la divina dentro di te).

Coro (le frasi sono sempre legate ad una azione che coinvolge le spettatore):

C'è un attrazione fondamentale e un antagonismo fondamentale fra me e te.

Nessuno può mostrare chi esso realmente sia senza un senso di esibizione e vergogna.

La realtà è troppo forte per te?

Rischia. Credi in quello che vedi e senti. E' la pulsazione di ogni intuito segreto che hai sempre sentito intorno ai bordi della tua vita.

E' quello che sta succedendo così lontano della tua esperienza che sei forzato a trovare scuse per non seguirlo, oppure trovi spiegazioni meschine come se fosse un errore di percezione?

Non riesci a immaginare tale cosa anche se la vedi?

Voce di Giovanna: Ci sono due corpi in una stanza. E' così che lei li sente, nel cuore spiegato durante il mezzo secondo che serve a slittare oltre la soglia della porta, con le mani che toccano e strofinano e le bocche che si aprono lentamente. Il suo cazzo indurisce nel suo pugno soffice rosa: le loro bocche sono socchiuse per prendere lingue, capezzoli, dita, qualsiasi protuberanza della carne, e per i bisbigli di cos’"era" e di cos’"è", e i loro occhi vengono aperti sull'anima dell''altro.

Fine

Sources

"Women and Madness" by Phylis Chesler.
"The Mind of God" by Paul Davies.
"Open Sky" by Paul Virilio.
"The Age of Access" by Jeremy Rifkin.
"The Protean Self" by Robert Lifton.
"The Body Artist" by Don DeLillo.
"The Adventures of Augie March" by Saul Bellow.
"Anti-Oedipus, Capitalism and Schizophrenia" by Gilles Deleuze and Felix Guattari.
“Desdemona’s Lament” by Julie Taylor, article in TDR Winter 2001.
Text from a German expressionist manifesto.
"The Rainbow" by D.H. Lawrence.
“SCUM Manifesto” by Valerie Solanas.
Antonin Artaud, miscellaneus collected writings
Sarah Kane


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