sabato, settembre 10, 2005

Capitolo chiuso per il Centro Living Europa



Capitolo chiuso per il Centro Living Europa?

Una lettera aperta ai residenti di Rocchetta Ligure, ai cittadini di tutta Italia, agli amici newyorchesi e alla mia mamma:

Si dice spesso che i piccoli paesi soffrono di un certo tipo di provincialismo, ma come una volta disse un famoso direttore di teatro: le generalizzazioni non sono mai vere, sono troppo semplici.
Sono d’accordo, ma forse i piccoli paesi possono essere un microcosmo della grande città, della nazione, del mondo.

E allora provo a riflettere sugli ultimi cinque anni del Centro Living Europa e sulla nostra esperienza a Rocchetta Ligure in Val Borbera (Provincia di Alessandria). Una storia che non è ancora finita. La cui fine deve ancora essere scritta. A noi del Living Theatre è stato chiesto, anzi ci è stato detto, che dobbiamo lasciare la nostra bella residenza qui, che quest’esperimento cominciato da cinque anni deve finire la prossima primavera.

L’esperimento: una compagnia di teatro mondialmente conosciuta, un variegato gruppo di artisti, pacifisti, anarchici, singole donne e uomini, coppie sposate e non, ebrei, hippy, gay, vegetariani, gente vecchia e giovane, neri, italiani, tedeschi, americani e outsider si è all’improvviso trapiantato sulle colline del Piemonte, in un piccolo villaggio di 100 abitanti. Un villaggio che arriveremo a conoscere per le sue unità e divisioni, la sua amichevolezza e freddezza, la sua tolleranza e intolleranza, i suoi umani successi e fallimenti, insomma …tutto ciò che l’umanità può offrire nella sua bellezza e limitazione. In questo esperimento due diversi e dissimili mondi si scontrano. Così ha inizio un lungo processo fra persone che andranno a conoscersi l’un l’altro. Abbiamo incontrato facilmente amici. Qualcuno di noi era timido e riservato. Lo stesso per la gente del luogo. Era normale per me che qualcuno ancora non s’era avvicinato a noi, e vice versa.

Forse era più facile da parte nostra vedere e capire “l’altro”, che per loro del villaggio. Penso che era più difficile per loro capirci. La mia stessa madre pensa a me come artista che vive in una vacanza senza fine! Non abbiamo orari e giorni regolari, non viviamo esattamente come gli altri vivono. Il misterioso e difficile processo di creazione artistica è forse vago e nebuloso per le persone “normali”. Era anche questo che stavamo cercando di mettere sotto gli occhi di tutti, come un esperimento.

Alcuni di noi lavorano fino alle ore piccole, qualcuno non esce fuori di casa per giorni, altri come me vanno e vengono come i venditori ambulanti, amici strani appaiano in abiti bizzarri, con piercings e tatuaggi. Di sicuro le persone del villaggio si sono sentite invase, e probabilmente non presero parte alla decisione che noi venivamo inseriti all’interno delle loro vite. I meccanismi dello stato moderno funzionano così anche nei piccoli paesi dove sembra esserci più distanza e meno partecipazione.

Appena dopo il nostro arrivo ho immediatamente cominciato il lavoro su un nuovo spettacolo. Il tema della piece nasceva dall’esperienza degli abitanti di Rocchetta durante la II guerra mondiale, la resistenza partigiana al fascismo, l’occupazione nazista e la famosa battaglia di Pertuso contro i tedeschi. Ma quanto poco avevo capito come fossero delicate queste storie Italiane! La storia è scritta attraverso le lenti del cantastorie. Come le famiglie spesso erano divise in quegli anni di guerra sulle scelte difficili per la sopravvivenza, oggi abbiamo varie interpretazioni su cosa successe in Italia durante quel turbolente e violento periodo. Come potevamo noi inquadrare la lotta armata da artisti politici e pacifisti, come potevamo interpretare quegli eventi? Potrei prendere in mano un arma e uccidere, anche solo per difendermi? Così abbiamo cominciato a raccogliere materiale dai testimoni viventi, per esempio, un comandante partigiano G. B. Lazagna, diventato storico di quel periodo. Abbiamo creato presentato e raffinato lo spettacolo, qui a Rocchetta, dove la gente del paese ha assistito a qualche prova. Quindi, lo abbiamo portato in tour nella provincia, in Italia, nella stessa Germania, e poi in Libano e infine a New York. Eravamo tanto orgogliosi di portare il nome di Rocchetta Ligure e la sua storia nel mondo. La nostra casa col contributo e la generosità del paese ha reso possibile tutto questo.

Comunque per dare un quadro più completo della natura e della complessità di questa storia basta dire che nel tabaccaio locale si può comprare un calendario con le foto di Mussolini. Chissà cosa pensano i consumatori di questo prodotto del nostro spettacolo partigiano. Chi sono quelli che amano Mussolini? (Questo non è un giudizio sui venditori del calendario: loro vendono quello che le persone comprano)

Ma la vita continua qui a Rocchetta: fra noi tanti andavano e venivano da New York, Roma, Berlino (che contrasto d’ambiente!), ritornando solo per i progetti; mentre altri sono rimasti “full-time”, la loro unica residenza è qui nel villaggio. Quelli che come me hanno fatto di Rocchetta la loro casa permanente hanno trovato nuove sfide: stando occupati come artisti, cercando e creando lavoro con nessuna o poche risorse; sentendo colpevoli a vivere in una così grande e meravigliosa casa (E’ un palazzo enorme del seicento. Viviamo sugli ultimi due piani). Il problema delle bollette nasce perché il palazzo non è ristrutturato adeguatamente da affrontare i freddi mesi invernali. E così ci siamo dovuti confrontare con le difficoltà dell’ufficio del Comune (che si trova nello stesso palazzo) per risolvere la questione dei costosi costi di gestione, che pure la Provincia stava pagando.

Qui siamo all’inizio del futuro conflitto che si sarebbe sviluppato col Comune. Nella strana e spesso incomprensibile relazione con la burocrazia italiana, nella lotta per il potere delle politiche di partito (la sinistra contro la destra), nella battaglia per il controllo delle risorse fra i livelli di governo, quello nazionale, regionale e provinciale, noi ci siamo ritrovati nella sfavorevole posizione d’essere finanziariamente la palla da gioco fra le fazioni interessate.
Nella situazione attuale, siamo in tribunale ed abbiamo fornito al Comune la ragione “prima” per volerci fuori dalla nostra casa. (L’anno scorso abbiamo avuto molti ordini di sfratto)

È indispensabile dare un’idea della nostra vita e del nostro lavoro in questi anni, perché penso non sia chiaro a tutti quanti progetti è stato possibile per noi realizzare, avendo uno stabile punto di partenza come il Centro Living Europa. Oltre a creare lo spettacolo sulla resistenza partigiana, abbiamo creato la versione di strada dello spettacolo “Resist Now” in occasione degli intensi e pazzi giorni del G8 di Genova, ove abbiamo sostenuto il messaggio della resistenza non-violenta insieme ad altri 30 artisti ed attivisti. Abbiamo provato e portato in giro altri spettacoli del nostro repertorio: “Non in mio nome” (contro la pena di morte), “Complessi Capitali”, “Misteri e piccoli pezzi”, e recentemente un nuovo lavoro è stato presentato, “Enigmas”, creato a Rocchetta la scorsa estate. Deve essere sottolineato che questo lavoro è stato svolto con un piccolissimo se non inesistente supporto finanziario. Soldi sono arrivati solo in occasione degli spettacoli. Le prove sono state sempre sostenute senza un regolare salario.

I seminari sono una parte importante del nostro lavoro. Negli ultimi 5 anni abbiamo incontrato, studiato e lavorato veramente con migliaia di studenti, distribuiti nell’arco di 30 stage, qui al Centro Living, nella Provincia di Alessandria, quindi in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Stati Uniti e Libano. Abbiamo anche lavorato nella scuola media ogni anno qui a Rocchetta creando performance di avanguardia con gli studenti. (E non sempre è stato ben accetto!) Al di fuori del Living, ma sempre sotto i suoi auspici, i nostri artisti hanno continuato a lavorare e creare, spesso usando il Centro Living per prove e seminari. Diverse piece originali, spettacoli storici del Living, e qualcosa come 20 seminari sono stati il frutto di questo lavoro. Fausto Cerboni e Simona Cova hanno lanciato un festival annuale di arti, che si occupa di cultura, spettacoli e cibo organico, nel vicino villaggio di Roccaforte. Il suo “CampoCarlo” (così chiamato dal nome di battaglia di G.B Lazagna) resterà sicuramente un filo permanente dell’ambiente culturale della Val Borbera. Abbiamo anche cominciato una campagna di pulizia del fiume alle spalle della casa. E proprio recentemente è stato realizzato il documentario “Resist, to be with the Living” sugli ultimi 10 anni del nostro lavoro, prodotto e diretto da Dirk Szuszies, formalmente membro del Living. Il film sta girando festival qua e là nel mondo, ed ha vinto il primo premio a Viareggio. È Rocchetta Ligure ed il Centro Living che forniscono l’ossatura per il nostro lavoro, per i nostri viaggi in Europa, nel Medio Oriente, a New York.

Adesso dobbiamo chiedere a noi stessi: tutto questo finisce qui con una sfratto? Certo il Living continuerà; l’abbiamo sempre fatto. Mentre che sto scrivendo, il lavoro procede a New York su un nuovo edificio ove sorgerà il nuovo Living Theatre. Ma per i dieci membri del ramo europeo del Living che hanno trovato la loro casa qui, per i nostri sostenitori, per i nostri fan e collaboratori, per i nostri nuovi amici di Rocchetta e della Provincia, la chiusura del centro Living sarà una grande perdita. Il Living ha sempre trovato terra fertile e supporto in Italia, ma adesso sembra che ci siano tanti manovratori segreti dietro alle porte, la qual cosa potrebbe essere interpretata come una mancanza di rispetto per noi come artisti. Sembra esserci una certa presuntuosità sulle decisioni politiche da parte degli eletti alle urne.

Non siamo stati immuni dagli sbagli; a volte si perde il temperamento quando si è sotto stress e si adottano tattiche confuse e subdole, o meno che subdole. Ci siamo ritrovati spesso a voler dar voce a problemi che riguardavano nostri amici attivi in questioni sociali, per esempio “il popolo dell’acqua”, ma questo creava un contrasto con la Provincia che comunque rendeva possibile la nostra permanenza qui.

(Anarchici sostenuti dallo stato! Abbiamo le nostre contraddizioni!) E fummo giustamente accusati di censura poiché questi gruppi non hanno avuto lo spazio per esprimere la loro idea…..

Non sappiamo cosa succederà in primavera quando le legge dirà che dobbiamo lasciare la nostra casa alla scadenza del contratto. Abbiamo l’appoggio di alcuni abitanti di Rocchetta; ma v’è un eguale grado di indifferenza alla nostra presenza qui. I membri della attuale Giunta hanno espresso a parole chiare e senza compromessi che “Noi non vi vogliamo più qui!”, arrogandosi il diritto di parlare per tutta la comunità. Sembra che la questione sia andata oltre un problema economico (se mai ce ne fosse stato uno, la Provincia continua a garantire il pagamento per tutte le nostre spese).

E’ allora un problema di ideologia, del nostro comportamento essere (come hanno recentemente espresso in privato); di tolleranza ed intolleranza; di affinità, di sentimenti. La parte più frustrante è la difficoltà di comprendere cosa realmente v’è dietro lo sfratto e come possiamo fermare quello che sembra già essere stato deciso. Né la Provincia di Alessandria, né il Comune o i cittadini di Rocchetta, né noi, il Living, sembriamo essere capaci di portare allo scoperto il processo di prendere decisioni.
Il nostro tempo intanto vola…….

Gary Brackett
The Living Theatre
Palazzo Spinola
Via Umberto I, 26
15060 Rocchetta Ligure (AL)
347/617 7283
garyliving@yahoo.com

1 Comments:

At 9:23 PM, Blogger Peppe said...

Secondo me nei paesi più piccoli i meccanismi dello stato moderno influenzano di più (come vediamo nei paesi laziali Frascati, Cave, Rocca di papa ecc...) perchè credeo che durante la guerra (nonostante i movimenti partigiani), Mussolini ha speso la stessa cifra che non ha speso nelle grandi città per quasi tutti i paesetti italiani (che forse dovrebbe essere maggiore la popolazione a confronto delle grandi città)

 

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