domenica, settembre 11, 2005

Johnny Rotten ritorna a New Orleans! oppure, Perchè l'anarchia è una cosa buona


Sembra ci siano molti modi di considerare gli eventi accaduti a New Orleans.

Mi è sempre piaciuto Johnny Rotten (Sex Pistols) e il suo modo di fare, specie quando uscì la suoa canzone “Anarchy in the UK”. Ora, come si può pensare all’anarchia tra le inondate strade della povera Luisiana, come ad una cosa positiva? La parola è una di quelle parole dalle molte sfumature che acquistano significati differenti per differenti persone. Ed è usata specie quando sorge una situazione di caos. Alla stampa piace denunciare con veemenza i gruppi anarchici come “anarchici insurrezionalisti” (come gli “anarchici” Black Block le cui azioni non sopporto!). Non è sede questa per parlare delle radici storiche del termine, ancora meno di ripercorrere la storia del movimento anarchico, la sua filosofia e il numero degli scarsi successi avuti (vedi Kronstadt, Russia 1920; Seattle, primi del 1900; Barcellona durante la Guerra Civile Spagnola). E non sono neanche interessato a semantiche discussioni con giornalisti, uomini di destra o marxisti. Ciò di cui voglio parlare è come questo disastro, questa piaga di distruzione orribile che è l’Uragano Katrina e il caos che ne è seguito, mettono in rilievo la questione di chi noi siamo l’un per l’altro all’interno della società, dello stato moderno (governo), del ruolo coercitivo delle autorità e anche cosa potremmo chiamare spirito umano in questi frangenti. Più specificatamente questa crisi chiama in questione il ruolo dell’individuo e della società. Questi sono per me i campi propri del discorso quando parliamo di anarchia.

La peste: il grande folle poeta francese e artista e teorico di teatro, Antonin Artaud, usava il termine “peste” come metafora e parola chiave, ossia la peste come mezzo attraverso cui le forme sociali si rivelano per ciò che realmente sono: ipocrisie, dove un ruolo fondamentale viene svolto dalla violenza e dove la banalità del quotidiano e tutto ciò che concerne la sua tediosità contribuiscono a tenere in piedi la fragile maschera dell’ordine sociale. Ed ugualmente, l’individuo quando affronta una crisi, o una lotta tra la vita e la morte e l’unico desiderio è quello di sopravvivere. E in situazioni del genere si rivelano anche l’esplodere smisurato delle forze trainanti della vita quotidiana: desiderio, ricerca del denaro, sesso, potere ed egocentrismo.
Cosa è importante quando sorge una crisi? Cosa diventano le nostre nutrite idee sul governo, religione, filosofia, prestigio, proprietà e potere? In una crisi di grandi proporzioni tutte le strutture del potere e della cultura sono messe a nudo e si mostrano per ciò che realmente sono: illusioni, scorze di pensieri ed idee. Solo parole! E alla fine quando ci confrontiamo con brutalità, violenza, implacabilità, crudeltà, come avviene nelle catastrofi, per usare un modo di dire: quali sono i colori reali?

Se in ciò che è successo a New Orleans siamo sorpresi per la mancanza delle legge, se siamo scioccati dai vizi degli individui, sgomenti dal razzismo imperante, colpiti dall’inefficienza del governo, disgustati dai media che speculano sulla sofferenza, stupiti dall’ozio del nostro presidente, sconcertati dai giudizi assurdi e ridicoli espressi dai giornali o in internet…se siamo tutto questo, allora, probabilmente Katrina, è il risveglio delle nostre addormentate coscienze. L’immensità della tragedia e le perdite di innumerevoli persone ci porta a chiederci chi siamo come persone e nazione e come abbiamo potuto fallire così miseramente.

Quando le forme e le strutture della nostra società cadono, le prigioni, la polizia, la legge, l’economia si presentano per ciò che sono: e cosa è una città? Senza andar dentro a qualsiasi questione antropologica, credo che possiamo dire che una città è sempre presente entro due fronti: uno è uno stato di guerra dove molta gente povera può sopravvivere e arrancare le proprie necessità di base (necessità che a veder bene non sono scarse se non nella misura di un falso senso di scarsità creato dal sistema per mantenere il privilegio e lo stato). Dall’altro lato abbiamo un mucchio di città che coesistono pacificamente creando, aiutando, lavorando, amando, disperando, sperando e morendo: milioni tra cui poveri che attraverso la propria innata bontà vanno avanti. Ora, ed è un grande ora, nella nostra CULTURA, quali sono le idee predominanti che guidano ed influenzano il comportamento e le scelte della massa?

Se noi pensiamo al “Grande Fratello”, e agli altri reality show per esempio, dove competere mentire manovrare e insomma fottere il proprio vicino.. è il mezzo per vincere. Se esaminiamo le correnti prevalenti di pensiero che dicono che essere avidi ed egoisti è il solo modo di andare avanti in questa terra, se osserviamo i conflitti dove commettere violenza e attaccare il prossimo è giustificato, se vediamo che andare avanti nel mondo significa pestare i piedi al proprio compagno di lavoro, se impariamo che il valore di un uomo dipende da quanto denaro possiede dai suoi status symbols, possiamo alla fin fine notare che molta se non la maggior parte della nostra così chiamata cultura è basata sulla competizione, sull’avidità e sull’egoismo. Con questo tipo di messaggi che ci vengono inculcati da ogni parte (per non menzionare l’NRA che ha dato la possibilità di tenere un’arma per difesa ossia come affermare che uccidere per difesa è giusto) come sarebbe effettivamente possibile credere che nelle reazioni alla catastrofe di New Orleans siano presenti le migliori caratteristiche della nostra cultura? In breve, una crisi fa uscire fuori o il meglio o il peggio di noi. Noi siamo da incolpare e non Bush, il governo, non il razzismo di Yahoo o dei media. Non abbiamo fatto il necessario per costruire una nazione responsabile. Cosa insegniamo: ogni uomo per sé o tutti per uno e uno per tutti?

Per finire: l’altra notte ho visto “Meet John Doe” di Frank Capra. La storia dell’ascesa sociale di un movimento politico fuori dai movimenti principali. La storia di un movimento rurale che cerca di aiutare anche chi non ha nulla, che insegna come è possibile conoscere e non ignorare il proprio vicino (cosa che accade in America). Storia di persone che risolvono i problemi attraverso proprie iniziative (una delle scene principali mostra un funzionario statale che si lamenta dell’inutilità dell’amministrazione nei confronti della comunità organizzata nel John Doe Club). Questo è esattamente ciò che esiste negli USA! C’è una piccola tensione ad aiutare l’altro, con proprie iniziative che non poggiano sul governo ma che cercano di creare reali comunità differenti da quelle basate sull’avidità e sull’egoismo. (Tutte queste cose positive esistono ma i media non ne tengono conto anzi esaltano piuttosto menzogne e falsi valori).

Quando accade un disastro (cosa possibile oggi data la crisi energetica, ecologica ed economica) possiamo vedere l’enorme distanza tra le nostre professate idee ed ideali e la realtà delle azioni e delle reazioni. Non si può vivere di solo parlare ma è necessario agire: con il nostro vicino, lo straniero, l’immigrato, persone di differente colore, religione e sessualità. Camminare assieme ricchi e poveri. Sperando che i ricchi e i molti che emulano la loro etica e morale vogliano lasciare questa cultura basata sul privilegio e sull’io che continua a dividerci.
È tempo di cominciare a prepararci. È chiedere troppo?

1 Comments:

At 11:07 PM, Anonymous Anonimo said...

E tu, cosa fai per cambiare il mondo? Ti limiti ad urlare che tutto ciò non va bene o incominci per primo a mettere in pratica l'umanitarismo di cui così bene parli nel tuo scritto? Cosa ti muove? Sei certo che non sia ancora il tuo ego o la tua sessualità o altro? Sei certo di rispettare sempre l'umanità di chi hai davanti? Di avere agito sempre con il cuore e non con la mente, che falsifica e accresce superbia e incomprensioni? La vera rivoluzione è quella che nasce nel tuo cuore, nel cuore di ognuno e spinge ad amarci prima che a giudicarci e temerci. Il mondo si cambia a partire dal proprio cuore: hai aperto il tuo cuore al mondo? Hai amato, ami? Io ti ho amato,e ancora amo la vita che mi cironda. Non metto corazze davanti al mio cuore, non mi nascondo dietro idee, non ho paura di chi ho di fronte. Nell'altro vedo la mia umanità. Tu in me hai visto la mia umanità? Mi hai guardato dentro? Guardi dentro chi ti sta al fianco? O la tua rabbia per l'ingiustizia del mondo è diventata la tua gabbia? Hai ancora labbra per amare e occhi per sorridere? E' da qui che inizia la tua rivoluzione. Quello che fai e scrivi è bello e importante, ma nel tuo cuore regna l'amore? Dio ti benedica e possa veramente il mondo un giorno diventare un regno di amore e di pace!

 

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