sabato, settembre 10, 2005

Siddharta il sorriso del fiume


Siddharta
il sorriso del fiume

scritto da Gary Brackett

Prologo

Quando il pubblico entra gli attori stanno ai loro posti, a formare un loto dai mille petali. Appena il pubblico è pronto le luci sfumano.

Entra il barcaiolo con una lanterna. Lei esplora lo spazio, si muove, illuminando con la lanterna le diverse parti della scenografia e il pubblico.

Barcaiolo:

L’uomo avrebbe mai fatto le sue meravigliose scoperte se non si fosse seduto solo, se non avesse camminato solo?
Da picchi e terre isolate venivano le risposte.

Direttamente al pubblico:

E il fiume ci guarda, coi suoi mille occhi verdi, bianchi, cristallini, azzurri come il cielo. Affettuosamente guarda il fluire dell’acqua, in quel suo verde trasparente, nelle linee cristalline del suo disegno pieno di segreti. Perle leggere si vedono salire dal profondo, tranquille bolle d’aria galleggiano alla superficie e l’azzurro del cielo vi si riflette.

Lentamente gli attori, cantando pianissimo, cominciano ad aprire un lungo pezzo di stoffa, mentre si muovono verso la passerella.

Coro (voce singola; azione: il fiume)

Voce:

Qui al centro io vedo il senso di tutto, di tutte le cose.

Tutti:

Io sono il senso. Il senso di tutto.

Voce:

I quattro punti cardinali si riuniscono in me. Io sono il centro.

Tutti:

E tutto fluisce da me, ritorna a me.

Voce:

Io sono quello che chiamano il grande mistero.

Tutti:

Io sono quello che ognuno chiama la legge non rivelata.

Voce:

Io sono qui e per questo so. Qui io conosco ogni cosa.



Tutti:

Adesso io conosco me stesso.

Voce:

Io sono la verità e la volontà.

Tutti:

E niente esiste al di sopra della mia volontà.

Voce:

Io sono la fierezza e la gioia.


Tutti:

Niente esiste al di sopra della mia gioia.

Voce:

Io possiedo la mia vita.

Tutti:

E io condurrò la mia vita giustamente.

Voce:

Io sono qui fermo nella luce della mia presenza.

Tutti:

E sono consapevole della mia potenza.

Voce:

Io sono la ragione.

Tutti:

Niente esiste al di sopra della mia determinazione.

Voce:

Io sono la verità. E vivo nello spirito.

Tutti:

E così io vivrò per l’eternità.

Voce:

Io sono l’unità del tutto.

Tutti:

E tutto ciò che accade,
accade in me.
Io sono il fiume. Io possiedo la terra.

Barcaiolo:

Io non possiedo niente. Niente è mio, non conosco niente, niente ho imparato. Come è strano tutto questo! Adesso, che non sono più giovane, che i miei capelli stanno diventando velocemente grigi, che la mia forza comincia a diminuire, adesso sto ancora iniziando come un bambino.

Coro come il fiume (sviluppo dell’azione: l’andare e il venire):

Le cose stanno andando indietro.
Fluendo continuamente indietro,
cantando gioiosamente.
Non l’ombra del passato,
non l’ombra dell’avvenire.

Barcaiolo:

Il fiume ha tante voci. Non ha la voce di un:

Coro:

di un re
di un guerriero
di un toro
di un uccello notturno
di una partoriente
di uno che gema
e ancora mille altre voci?

Siddharta (tirando la stoffa del fiume che velocemente scompare):

Fumo. Fuimus fumus.

Il coro, trasformato, cantando soavemente:

Sometimes I feel like a motherless child....a long, long way from home.








Scena 2, presso il Fiume

Barcaiolo:

Svegliati, giovane ombra, ma nell‘oscurità. Svegliati, apparizione, oh dentro di noi. Trova, trova la strada. Apri il muro di luce. Apparizione, apparizione, chi è l’apparizione? Oh sorriso soave. Qui oh qui. La strada è qui. Hai dimenticato? La foglia, la pietra, il muro di luce. Indaga la pietra, la foglia, il sasso, la porta nascosta, il Fiume. Ritorna, ritorna.

Siddharta:

Tutta la nostra vita se ne va in fumo. Non esiste una struttura, nessuna forza creativa, neanche la struttura fumosa dei nostri sogni. Vieni più giù angelo; bisbiglia nel mio orecchio. Noi ce ne andiamo in fumo e oggi non è rimasto niente solo stanchezza per ripagarci del tedio di ieri.

Il Coro si trasforma nei diversi Siddharta.

Siddharta (diverse voci):

Nudo e solitario sono venuto in esilio.

Nel suo ventre scuro non ho conosciuto il viso di mia madre.

Dalla prigione del suo corpo sono venuto nella prigione inesprimibile e incomunicabile di questa terra.

Oh perduto, nel labirinto caldo, perduto, fra le stelle brillanti su questa cenere esausta, opaca, perduto!

Senza voce sto ricordando, ho cercato il grande linguaggio dimenticato, il sentiero perso che conduce al cielo.

Suona nel mio cuore una musica solenne. Si riempie la terra, l’aria, l’universo;

Non è forte ma onnipresente, e parla a me di morte e tenebre.

E della marcia di tutti quelli che vivono, o che sono vissuti, e stanno convergendo nella pianura.

Il mondo è pieno di uomini che marciano in silenzio: neanche una parola viene detta, ma nel cuore di ognuno c’è una conoscenza comune.

La parola che tutti gli uomini conoscono e hanno dimenticato, la chiave perduta che apre la porta della prigione, il sentiero che conduce al cielo.

Barcaiolo:

Siddharta fissa gli sguardi sbarrati nell’acqua, vede rispecchiato il proprio viso stravolto e ci sputa sopra. Si volge un poco per lasciarsi cadere a fondo, per essere sommerso definitivamente. Affonda, a occhi chiusi, incontro alla morte.

Il suono OM inizia quasi in silenzio e si alza fino a un ronzio vibrante, forte.

Barcaiolo:

Quando un uomo ha bisogno di conoscere qualcosa, appare un maestro.

Silenzio. Un Siddharta si alza e prova per se stesso il suono: OM. Poi gli altri uno alla volta finché c’è un coro di OM.

Tutti si stendono a terra: immagine del sonno.


Scena 3, un sogno; un dialogo

Azione: una grande divisione, un incrocio per incontrare se stessi.

Barcaiolo:

Una via è aperta davanti a te, a cui tu sei chiamato.


Azione: un grande frastuono, il Coro lotta contro la corrente del fiume.



Coro (diverse voci):

Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove andiamo?

Il senso di tutte le cose sta nel centro.

Io desidero vedere la mia anima,
per vedere la mia nascita.
Io sono qui in spirito
e in questo regno per vedere la mia anima.
Io riconosco certi difetti.
Io conosco la mia anima imperfetta,
come qualcosa che scelgo di migliorare.

Tu scegli di migliorare la tua anima
ma riconoscerai il senso della tua scelta?

E ancora.....
se io vado nel centro e scopro il mistero grande,
allora niente di misterioso esisterà.
E se io scopro ciò che veramente esiste,
allora io sarò il centro e sarò la realtà.

Siddharta, conosci te stesso.
Conosci la tua anima
come la tua compagna costante.
Diventa la tua anima. In questo modo,
e solo in questo modo migliorerai.

Sento voci lontane e risate.
La mia mente si raccoglie in se stessa
dal naufragio di piccole cose.
Una luce brilla.
Il vento trema. Una stella lontana.
La notte, la luce. Una salmodia, una canzone,
il ballo lento delle piccole cose dentro di me.
Sopra tutti noi c’è qualcosa. Stella, notte, terra...... luce.
Oh perduto!.... Una pietra......
una foglia....una porta....oh apparizione!

Io, Siddharta, ti parlo.
Cerca di ascoltare: due, o due volte due;
la forza della vita conserva un equilibrio.
Cielo e terra, maschio e femmina,
caldo e freddo, radici.... stelo.... foglia....bacca,
sud...nord, est....ovest.
La forza della vita mantiene un ritmo,
il ritmo del battito del cuore.
Ogni canzone,
ya he ya ya, ya he ya ya.

Noi non torneremo più.
Noi non torneremo mai più.
Ma sopra noi tutti,
sopra noi tutti c’è....qualcosa.
E sopra il giorno la notte.
Ma sopra l’oscurità....cosa?

Riconosci il cammino a spirale
sul quale ti muovi da un livello a un livello più alto,
un sentiero spirituale
sul quale ti evolvi verso la totalità dell’uno.
Tu vivi su una terra, una terra con molti,
molti piani, e incontrerai
maggiore infusione spirituale ad ogni livello.

L’alloro, la lucertola,
e la pietra non torneranno più.
Le donne piangenti sulla porta sono andate via
e non torneranno più.
Oh primavera la più crudele
e la più bella delle stagioni,
verrai nuovamente.
Gli strani uomini sepolti verranno ancora,
come fiori e foglie,
verranno ancora,
e la morte e la polvere non torneranno più,
perché la morte e la polvere moriranno.

Riconosci i tuoi veri genitori:
sole e terra.
Pretendi la tua vera eredità;
Ereditare il tutto.
Ma neppure gli esseri straordinari
comandano al sole o cambiano la luna.
Perciò ti chiedo:
quali cose comanderai.....o cambierai?

Coro, al pubblico:

Quali cose comanderai.....o cambierai?



Scena 4, Samsara

Azione: il serpente del Samsara, con Kamala

Barcaiolo:

Il mondo lo assorbe; il piacere, l’avidità, la pigrizia, e infine anche quel vizio che egli aveva sempre disprezzato e deriso come il più stolto di tutti, l‘avarizia.


Siddharta:

Oh io non posso andare adesso.

Coro (bisbigliando):

Perché no?

Kamala:

Vieni attraverso le colline, o mio amore. Ritorna!

Barcaiolo:

Anche la proprietà, il possesso, e la ricchezza si sono infine impossessati di lui, non sono più per lui inezie e gioco; ma sono diventati peso e catena. Per una strana e subdola via è Siddharta caduto in quest’ultima e più vile servitù, il gioco dei dadi.

Siddharta:

Perché il suo viso è così bianco, e la sua fronte così ampia e alta, con i capelli neri tirati indietro; e quando lei si siede là sul letto sembra una fanciulla. Non posso andare adesso.

Coro:

Lei è sola e anche tu.

Kamala:

Oh perduto, e con il triste vento....apparizione, torna ancora, così come io ti ho conosciuto nella valle senza tempo, dove un’altra volta ci ritroveremo, sul letto dell’incantesimo nel mese di giugno.
Esisteva un luogo dove il sole scintillava tra i nostri capelli, e sulla collina potevamo toccare le stelle col dito.

Barcaiolo:

Siddharta comincia a praticare con crescente accanimento e passione il gioco in denaro e gioielli. In nessun altro modo egli può dimostrare più apertamente e più altezzosamente il suo disprezzo della ricchezza, idolo dei mercanti.

Siddharta:

E quando lei contrae la sua bocca e fissa lo sguardo così seria e pensierosa, lei è come una fanciulla.




Coro:

Tu sei solo adesso. Tu devi fuggire, o morirai.

Kamala:

Qual’è il giorno che si scioglierà in un ricco clamore? Qual’è la musica dei nostri corpi....

Barcaiolo:

Egli ama quell’ansia e cerca sempre di rinnovarla, sempre di intensificarla, di stimolarla sempre più acutamente. E dopo ogni perdita ingente egli anela a nuove ricchezze, si rituffa energicamente nel commercio, vuole continuare a dissipare, vuole continuare a dimostrare il suo disprezzo per la ricchezza.

Siddharta:

Tutto questo è come la morte: lei condivide se stessa con me, dormo nel suo letto....lei è il valore e il senso della mia vita. Tutto questo è finito adesso, e ogni volta è come la morte.

Coro:

E come la vita....ogni volta che muori, rinascerai ancora. E morirai cento volte prima di diventare un uomo.



Kamala:

Leste sono le bocche della terra, veloci sono i denti che nutrono il nostro amore. Noi che siamo stati creati per la musica, non sentiremo più la musica. Nelle nostre case scure i venti sono silenziosi.

Barcaiolo:

Siddharta non è più indifferente verso le perdite, perde la pazienza verso i pagatori morosi, perde il gusto di donare e prestare il denaro ai supplicanti. E di notte qualche volta sogna il suo denaro.

Siddharta:

Non posso! Non posso! Non adesso.... più tardi, più lentamente.

Coro:

No. Adesso.


Kamala:

Apparizione, apparizione, ritorna, ritorna non nella vita ma nella magia, dove non siamo mai morti, nella foresta incantata, dove noi siamo ancora stesi sulla terra, quieti.

Barcaiolo:

E ogni volta che si ridesta da questo odioso sortilegio, ogni volta che vede nello specchio della camera da letto il proprio volto invecchiato e divenuto più antipatico, ogni volta che la vergogna e il disgusto lo colgono, egli fugge di nuovo nella passione del vino, e poi di là, di nuovo, nella frenesia di guadagnare e di accumulare.

Siddharta:

Ho paura. Io non ho nessun luogo dove andare.

Coro:

Tu devi trovare il luogo.

Kamala:

Vieni attraverso le colline, oh mio amore ritorna.

Barcaiolo:

Poi un sogno gli fa ricordare ..... quanto sia vicina la voluttà alla morte. Il suo cuore è pieno di miseria e segrete paure.

Siddharta:

Sono perduto.

Coro:

Tu devi trovare te stesso.




Kamala:

Oh perduto, e con il triste vento....apparizione torna ancora.

Barcaiolo:

Kamala tiene in una gabbia d’oro un piccolo e raro uccello canterino.

Siddharta:

Sono solo: Dove sei?

Coro:

Tu devi trovarmi.



Kamala:

Noi dobbiamo cercare di amarci l’un l’atro.

Barcaiolo:

Solo si trova, e povero, come un naufrago sulla spiaggia....in un giardino di delizie. Samsara ha nome questo gioco.

Siddharta:

Questa terribile e meravigliosa frase, l’ultima, la saggezza più assoluta che il mondo può dare, si ricorda solo alla fine, e si dice troppo tardi, stancamente.


Coro:

E rimane lì, tremenda e inattuata, sul caos polveroso delle nostre vite. Non dimenticare, non perdonare, non negare, non spiegare, non odiare.

Kamala:

Oh amore mortale e perituro, che nasci con questo corpo e muori per questo cervello, la tua memoria abiterà la terra per sempre.


Scena 5, rito del fiume; i cinque sensi e il respiro.

Coro:

La vita è diventata ombra.
Le luci vive diventano di nuovo ombre.
Dà alla vita una forma:
perché qui?perché là?
perché adesso? perché allora?
Tutto ciò che ho toccato e che mi ha toccato,
questa danza allusiva del presente.

Barcaiolo:

Ascolta, lieve si leva il canto del fiume dalle molte voci.
Odi? Ascolta meglio!
E tutte le voci come una:
lamenti di desiderio e riso del saggio,
grida di collera e gemiti di morenti,
tutto è mescolato e intrecciato,
tutte le voci, tutte le mete,
tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia,
tutto il bene e il male....la musica del mondo,
della vita.

Coro:

Continuamente fluendo, fluendo,
ma sempre qui, solo qui.
Sempre lo stesso e in ogni momento nuovo.
Ama questo fiume, stai con lui, impara da lui.
Dovunque lo stesso,
inizio o fine,
sorgente o foce,
montagna o oceano.
Non l’ombra del passato,
non l’ombra dell’avvenire.

Barcaiolo:

Tu puoi imparare da lui ma non da me.
Ad ascoltare mi ha insegnato il fiume.
Prima di tutto ho appreso da lui ad ascoltare,
a porgere l’orecchio con animo tranquillo,
con il cuore aperto, in attesa,
senza passione, senza desiderio,
senza giudicare, senza opinioni.

Coro:

Voce del fiume addolorato,
cammino bruciante di desiderio,
canzone triste e agognata.
Fluendo verso la sua meta,
non l’ombra del passato,
non l’ombra dell’avvenire
questa danza allusiva del presente.

Barcaiolo:

Avete appreso il segreto del fiume?
Il tempo non esiste.
Ho visto la mia vita e anche quella è un fiume:
il ragazzo, l’uomo maturo, il vecchio....
separati soltanto da ombre ma nulla di reale.
Nulla fu, nulla sarà, tutto è presente.
Non è forse il tempo la sostanza di ogni pena?
Tutte le difficoltà e il male, tutto non è tormento e paura?
Venite, conquistate il tempo....ascoltate:
la canzone delle diecimila voci, di tutte le creature viventi.
La conoscete?

Azione del respiro e del movimento semplice che coinvolge il pubblico.



Scena 6, passione, un mezzo di conversione

Barcaiolo:

Oh ancora, v’è o sembra esservi qualcosa,
che mi tocca con mistiche irradiazioni,
come baleni di sogni obliati....

Coro:

A ogni passo del suo cammino Siddharta
impara qualcosa di nuovo,
poiché il mondo trasforma il suo cuore ammaliato.
Vede il sole sorgere sopra i monti boscosi
e tramontare oltre le lontane spiagge popolate di palme.

Barcaiolo:

Qualcosa subito, qualcosa qui;
Qualcosa di compiuto, non so dove;
Tale che nessun linguaggio può enunciarlo.

Coro:

Di notte vede ordinarsi in cielo le stelle,
e la falce della luna galleggiare
come una nave nell’azzurro.
Vede alberi, stelle, animali,
nuvole, arcobaleni, rocce, erbe;



Barcaiolo:

Non avete mai provato
la sensazione che la vostra anima reale
sia impercettibile alla vostra visione mentale,
eccetto che in alcuni momenti sacri?


Coro:

Fiori, ruscelli e fiumi;
vedi la rugiada luccicare nei cespugli al mattino.
Tutto questo è sempre esistito
nei suoi mille aspetti variopinti.

Barcaiolo:

E¢ come se gli opposti del mondo,
la cui contraddittorietà e
conflittualità danno origine a tutte le nostre difficoltà
e preoccupazioni,
fossero fusi in unità.

Coro:

Ma nel passato tutto ciò non era stato per Siddharta,
perché la realtà era al di là delle cose visibili.
Ma ora il suo occhio liberato si indugia al di qua,
vede e riconosce le cose visibili,
cerca la sua patria in questo mondo.

Barcaiolo:

Pensa allo spirito come qualcosa di luminoso
che si libra sopra il corpo
fino alla morte,
quando questa luce sfuma lentamente.

Coro:

Brevi sono i giorni, brevi le notti,
ogni ora vola via rapida
come vela sul mare piena di gioia.
Lui vede un popolo di scimmie agitarsi nella foresta;
sente le loro grida selvagge.


Barcaiolo:

Tratta le mani come un bene prezioso
e le mani e anche gli occhi
e la bocca e le orecchie.

Coro:

Siddharta vede un montone inseguire una pecora
e congiungersi con lei.
In una palude vede il luccio cacciare,
incalzante e appassionata energia si sprigiona
dai cerchi precipitosi
che l’impetuoso cacciatore traccia nell’acqua.

Barcaiolo:

Fate un uso meraviglioso di questi beni,
Ciascuno tratti se stesso come qualcosa di sacro,
come un potere per la verità.

Coro:

Tutto ciò è sempre stato
e lui non lo aveva mai visto;
non vi aveva partecipato.
Ma ora sì, vi partecipa e vi appartiene.

Barcaiolo:

Tutti i simboli....
esistono come ciò che nasconde la verità.

Coro:

Luce e ombra attraversano la sua vista,
le stelle e la luna gli attraversano il cuore,
Belle cose l’una e l’altro, il senso e i pensieri,
dietro alle quali sta nascosto il significato ultimo.

Barcaiolo:

Finché un uomo non comprende
usa una parola:
mistero.

Coro:

A entrambi occorre porgere ascolto,
entrambi occorre esercitare,
di entrambi occorre servirsi
per origliare alle voci più profonde dell’Io.
Di se stesso dovrà far ora esperienza.

Barcaiolo:

Il vero monaco porta con sé soltanto la lira.




Scena 7, sotto un dolce presagio; la storia di Kamala

Entra una piccola schiera di servitori; portano Kamala.

Kamala:

Perchè esiste il sesso? fin dall’inizio non abbiamo capito che cosa fosse esattamente.
Siamo rimasti sconcertati quando Brahma ci ha annunciato che sarebbe stato nostro compito dare inizio ad un nuovo modo di creazione.

Coro:

E lui ha detto qualcosa sul corpo femminile.

Kamala:

Con grande naturalezza e gravità, abbiamo scoperto....e anche loro, gli dei hanno scoperto,....che cosa avremmo dovuto fare.
Brahma non aveva detto niente del piacere. Ci ha colto di sorpresa. Un giorno gli abbiamo chiesto:

Coro:

A che serve questo piacere?

Brahma:

Con un sorriso un pò imbarazzato, Brahma dice:
Per mantenere il lustro del mondo. Il piacere è Tapas dell’esteriorità.Il piacere è come un mantello che dobbiamo metterci addosso, altrimenti il mondo diventerà polveroso.
Se Tapas non ci avesse sempre tirato indietro verso il luogo senza forma dal quale siamo venuti, il mondo sarebbe appassito troppo presto!

Kamala:

Sarebbe bene che le vostre mogli vi tormentassero, che i re mettessero le loro figlie nei vostri letti, e anche meglio forse che le Apsaras, le ninfe celestiali, venissero ad ingannarvi, a farsi beffe di voi....? Ogni volta che noi ci arrendiamo, aiutiamo il mondo a ravvivare la sua lucentezza.

Coro, cantando:

Nel suo ombroso boschetto entra la bella Kamala,
all’ingresso del boschetto sta il bruno Samana.
Profondamente si inchina quando vede il Fior di Loto,
con un sorriso ringrazia Kamala.
Più ameno, pensa il giovane Samana, che sacrificare agli dèi,
è sacrificare alla bella Kamala.

Siddharta:

La sua vita si sta avvolgendo nell’oscurità del passato.
Siddharta dice a se stesso: così mi accosto a questa città sotto un dolce presagio.


Barcaiolo:

Il boschetto di Kamala, la famosa cortigiana.

Kamala:

Non sei tu che eri là fuori già ieri e che m’hai salutata?

Siddharta:

Certo ti ho già vista e ti ho salutata.

Kamala:

Ma non avevi la barba e i capelli lunghi e un vecchio abito stracciato da penitenza!

Siddharta:

Bene hai osservato. Tu hai visto Siddharta, il figlio del Brahmino, che ha abbandonato casa sua per diventare un Samana. Ma ora ho abbandonato quella strada, e la prima in cui mi sono imbattuto sei tu. Per dirti questo sono venuto, tu sei la prima donna a cui Siddharta parla altrimenti che con occhi bassi. Mai più voglio abbassare gli occhi quando una bella donna mi sta di fronte.

Barcaiolo:

Il movimento di milioni di sensazioni......la perdita o il guadagno di un momento, il volgersi del capo, il grande impulso senza scopo del Caso.... ha accresciuto il suo fiammante fervore.

Kamala:

E solo per dirmi questo Siddharta è venuto a me?

Siddharta:

Per dirti questo e per ringraziarti di essere così bella. E se non ti dispiace Kamala, vorrei pregarti di essere mia amica e maestra, poichè non so ancora nulla dell’arte in cui tu sei maestra.

Kamala (sorridendo):

Mai mi è successo che un Samana venisse a me dal bosco per mettersi alla mia scuola. Molti giovanotti vengono a me, anche figli di Brahmini, ma vengono ben vestiti, ben calzati, uno squisito profumo nei capelli e molto denaro in tasca. Hai preso nota?

Siddharta:

Come non dovrei prendermi nota di ciò che viene da una tal bocca? Ma dimmi, bella Kamala, non hai proprio nessuna paura del Samana del bosco? Egli potrebbe costringerti, bella fanciulla. Potrebbe rapirti. Potrebbe farti male.


Kamala:

Ciò che appartiene a noi in proprio, possiamo darlo solo se desideriamo, quando lo desideriamo. E lo stesso, proprio lo stesso è per Kamala e per le gioie dell’amore.
L’amore non si può estorcere.

Loro si baciano.

Coro:

Donna, dall’atteggiamento fermo e dal sangue puro; donna, custode della moralità e personificazione della forza spirituale. Donna, reale e umile e su un cammino definito.

Siddharta:

Cara Kamala, allora consigliami: dove devo andare a trovare al più presto queste cose: vestiti, belle scarpe e molto denaro?

Kamala:

Caro mio, questo è quanto molti vorrebbero sapere. Devi mettere in pratica ciò che hai imparato. Non c’è altro mezzo per un povero, di procurarsi denaro.

Siddharta:

Io so pensare. So aspettare. So digiunare.



Kamala:

Nient’altro.

Siddharta:

Niente. Però.....so anche comporre versi.

Kamala:

Un momento....Sai leggere? E scrivere?

Siddharta:

Certo. (al pubblico) Quando un uomo ha bisogno di conoscere qualcosa, un
maestro appare.

Coro:

......Una pietra, una foglia, una porta nascosta. E tutti i visi dimenticati.
Chi di noi ha conosciuto la propria sorella?
Chi di noi ha guardato nel cuore della propria madre?
Chi fra noi non è sempre solo e straniero?

Barcaiolo:

Queste immagini che gli bruciano dentro esistono senza inizio e fine, al di là della struttura essenziale del tempo.




Scena 8, Padre e figlio; l’apice del cerchio.

Barcaiolo:

Il mondo è come l’impressione che rimane dopo il racconto di una storia.
Bene.....siamo quasi arrivati all’inizio della nostra storia....ah ....ho detto l’inizio? ma....fine, inizio....sono tutte parole; le parole sono come i gesti: esiste solo un certo numero di gesti che qualcuno può fare, ma i significati sono innumerevoli. Così le storie sono ripetute, con variazioni, e ogni volta possiamo scoprire in una lenta rotazione una nuova terra e un nuovo cielo di senso.......
come le storie di padri e figli.
Guarda, più avanti dove il fiume fa una curva, stanno arrivando, ecco è Siddharta e suo figlio, forse è Siddharta e suo padre, che confusione! Ascoltiamo adesso. Ascolta le voci del fiume....

Ci sono molti Siddharta, tutti in piedi esausti, con le braccia incrociate.

Padre (a Siddharta):

Così ho detto a lui, con il cuore pieno di rabbia, paura, ansia e tristezza:
che aspetti?


Coro (ogni volta che una voce parla il padre la segue):

Non sono di gioia a me stesso.
Amato da tutti, porto gioia a tutti, pure non porto gioia in cuore.
Sogni e pensieri irrequieti sono portati a me dalla corrente del fiume.

Padre:

Resterai sempre così ad aspettare che venga giorno, mezzogiorno e sera?

Coro (ogni volta che una voce parla il padre la segue):

Il mio spirito non è soddisfatto.
La mia anima non è tranquilla;
comincio ad alimentare in me la scontentezza.

Padre:

Ti stancherai Siddharta. Ti addormenterai, morirai. Allora rinunci al tuo proposito?

Coro:

Mi stancherò, non mi addormenterò, morirò.

Padre (Passando la mano sulla spalla di ogni Siddharta):

Posso proteggerti dalla necessità di vivere la tua stessa vita?


Coro:

I vostri figli non sono i vostri figli.

Padre:

Chi ti proteggerà dal Samsara?

Cercherete di imitarli, ma non potrete farli simili a voi.

Dal peccato, dall’avidità, dalla stoltezza?

Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri.

E’ possibile che la mia pietà, la mia conoscenza, la mia stessa ansia di ricerca, lo proteggano?

Essi non vengono da voi ma attraverso di voi.

Ma anche se morissi per lui dieci volte potrei sollevarlo dalla più piccola particella del suo destino?

Poi che abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.

Padre:

E’ andato nella foresta ed è diventato un Samana.

Il coro esce cantando la canzone del fiume.

Barcaiolo:

Allora il padre s’accorge che non abita già più con lui in quella casa: Siddharta lo ha già abbandonato.

Padre (è solo sul palco, mentre sta uscendo di scena, parla):

La sua anima abita nella casa del futuro, e neppure in sogno io potrò visitarla.



Scena 9, la morte di Kamala.

Entra un Siddharta.
Dietro il telo, una silhouette: una visione di Kamala e di Siddharta nel Kamasutra.

Voce di Kamala:
Sei il miglior amante che io abbia mai visto. Un giorno o l’altro, quando sarò più vecchia voglio avere un figlio da te. Ma con tutto questo amore tu sei rimasto un Samana, con tutto questo tu non mi ami, non ami nessuna creatura umana. Non è così?

Voce di Siddharta:

Può ben darsi che sia così. Io sono come te. Anche tu non ami, altrimenti come potresti fare dell’amore un arte? Forse le persone come noi non possono amare. Lo possono gli uomini ordinari: questo è il loro segreto.


Siddharta:

Vasudeva! Hai sentito? Il fiume ride di me.

Barcaiolo:

Tu hai sentito ridere, ma non hai sentito tutto Siddharta. Ascoltiamo, udrai ancora altro.

Figlio di Siddharta (entrando):

Va a pigliartele tu stesso le tue fascine! io non sono il tuo servo. Sì, so che non mi batti, perchè non osi.
Lo so che tu mi vuoi continuamente rimproverare e umiliare con la tua bontà e con le tue premure. Tu vuoi che io diventi come te. Ma io, ascolta bene, io preferisco, proprio per farti dispetto, diventare un brigante e un assassino da strada, piuttosto di diventare come te! Ti odio, tu non sei mio padre, anche se fossi stato mille volte l’amante di mia madre.

Il figlio, corre fuori..... Siddharta lo segue. Lui si ferma quando vede il coro che entra.

Il coro entra, guidato dal Buddha. Portano sulle loro spalle Kamala che sta morendo. Lei è avvolta nella stoffa del fiume.

Coro, cantando:

Om è l’arco,
la saetta è l’anima,
bersaglio della saetta è Brahma,
da colpire con immobile certezza.

Loro continuano sottovoce:
il Barcaiolo scende per parlare a Siddharta. Tutti fanno capannello intorno a Kamala, stesa sulla postazione del Barcaiolo.

Barcaiolo:

Tu ti affliggi per ciò che non ci deve affliggere. I veri saggi mai piangono per i morti e neanche per i vivi.

Buddha:

E Gautama ha detto:
non ci fu tempo in cui io non esistessi, né tu, né questi condottieri; e nessuno di noi in avvenire cesserà di esistere. L’origine degli esseri è invisibile, lo stadio intermedio è visibile, e la loro fine è di nuovo invisibile. In verità per ciò che è nato è certa la morte e per ciò che è morto è certa la nascita. Dunque non dovresti affliggerti per un fatto inevitabile....Per Kamala....per me.... o per Vasudeva.

Buddha e il barcaiolo iniziano a srotolare la stoffa in cui è avvolta Kamala. Il coro ritorna alla posizione iniziale del fiume (prologo).
Musica: l’Om si alza mentre il fiume appare.


Barcaiolo:

Il fiume tende alla meta. Siddharta lo vede affrettarsi, con il fluire che è fatto di lui e dei suoi e di tutti gli uomini che egli abbia mai visto. Egli vede suo padre, afflitto per il figliolo; vede se stesso, solo e anch’egli avvinto dai legami della nostalgia per il figlio lontano. Tutte le onde e l’acqua si affrettano verso le mete, tante mete; alla cascata, al mare, all’oceano e tutte le mete vengono raggiunte, e a ogni meta una nuova ne segue. Ma l’avida voce è immutata. Lui sente tutto insieme, il tutto, e la sua ferita fiorisce.
Abbandona se stesso al fluire, pieno di simpatia e compassione, lui fa parte dell’unità di tutte le cose.

Coro (azione del fiume):

Stiamo ritornando all’origine.
Ascolta attentamente il fiume;
La canzone dalle mille voci.
Non porgere ascolto né al dolore né al riso;
Non legare la tua anima a nessuna di quelle voci.
Ogni nuvola, ogni uccello, ogni scarabeo è ugualmente divino.
Perfetta a ogni momento, dal brigante, al Buddha, al bramino;
Ascolta tutto, il tutto, l’unità.
Una via è aperta davanti a voi, a cui voi siete chiamati.
Tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia.
La canzone grande dalle mille voci consiste in una parola.....

Quando il suono arriva all’apice il fiume scompare.
Buio.


Epilogo

Il Barcaiolo prende la lanterna e ritorna sul palco. Scopre il coro nella posizione uguale a quella dell’inizio della Scena due.

Barcaiolo:

Aspettavo quest’ora, amici. Ora è venuta, lasciatemi andare. A lungo ho aspettato quest’ora, a lungo sono stato il barcaiolo Vasudeva. Ora basta. Addio fiume, addio tutti!

Il coro inizia a muoversi sulla passerella, come nella Scena due.
Tutti ritornano nella posizione originale ma con una nuova intenzione: contatto e coinvolgimento del pubblico.

Coro:

Aprirò il mio cuore al mondo
e respirerò il vento della vita
come acqua di fiume.

Libero nella ricerca del mare.
E come il fiume che trascina le scorie
vorrei levigare le pietre nella mia vita.

Vorrei amare ma non posso
non riesco a trovare un senso a ciò.


Anche se tutti attorno indicano la vacca sacra
sento solo un ala rossa uscire dal mio corpo nudo
e la luce dell’occhio che mi apre la mente.

La determinazione illumina la strada della mia vita
percorro imperterrito le vaste regioni del pensiero e della mente.

Il mio percorso inizia da una montagna incantata,
ascolto i rumori della natura, sento gli uccelli, sento il mio respiro: sono a casa.

Contemporaneamente su e giù
tutto e il suo contrario in tondo, lentamente.

Dolcemente ma intensamente e poi all’improvviso
scoppia la vita che rivela un Dio in ogni suo spicchio.

Non sto cercando per trovare.
Voglio perdermi;

In questo lago che cerco,
e son sicuro: è un oceano.

The chorus after executing a series of actions remain in tableaux. Slowly they become aware of the public and begin moving down to them.

Chorus, staring deeply and closely into the eyes of an audience member:

I want to be lost in this lake I seek
and I am certain: it’s the ocean.

Music fades out.
Silence.
Chorus, different voices, not altogether, to individual spectators:

What is the meaning of this; what is this all about?

Addressing the public the chorus announces the beginning of a tribunal of questions:
questions on the significance of the themes of the play for the contemporary world. Each chorus member expresses their own question.
Then the public is invited and encouraged to pose their own questions.
After some time the lights again fade and as in the opening moments of the play we see the actress who has portrayed the boatman on stage, again with her lantern, although she is no longer in costume. She is herself as in daily life.
She moves to the station of the boatman.

She speaks:

We have listened to the voice of the river; We have recalled with Siddhartha, our own lives and the way of our companions... a long or very brief time, as the case may be.
What is the meaning of this?
Seriously, or for fun, we will consult the wisdom of the East to better understand the mystery which leads our life.
The ancient Chinese book, The I Ching, or Book of Changes will propose an answer from the tossing of three coins...
No, I don’t want to play this attractive gambling...!
But though our will and blind impulse constructs this story we call Life, and gives it much flavour, nevertheless may something, or someone over us illumine our choices and direct us to a greater good.

Choosing one of the questions expressed she, or the audience member whose question she has chosen, tosses six times the coins, each time reporting the numbers.
The relevant hexagram is identified and she reads without comment the Judgement, Image, and significant Lines from the book. (Edition Richard Wilhelm).

The End

Principal sources:

Siddhartha. Herman Hesse. Transalation by Hilda Rosner
Hanto Yo. Saga of the Sioux, Ruth Beebe Hill
Look Homeward, Angel. Thomas Wolfe
Bhagavad Gita. Transalation by Swami Tapasyananda
The Prophet. Khalil Gibran
The Variety of Religious Experiences. William James
Ka. Roberto Calasso. Translation by Tim Parks


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